Contagiati dal suo sguardo: papa Francesco a Cesena e a Bologna

Anche duecento forlivesi hanno partecipato domenica 1 ottobre alla visita di papa Francesco a Cesena e Bologna. Tanti incontri, con diversi discorsi del Papa che ha parlato di politica, della missione della Chiesa, del rapporto tra generazioni, dell’ accoglienza ai poveri, di lavoro e di cultura. Una giornata iniziata in piazza del Popolo a Cesena parlando di politica e bene comune: “E’ essenziale lavorare tutti insieme per il bene comune. Questa piazza, come tutte le altre piazze d’Italia, richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo”. Poi l’omaggio a papa Pio VI e l’incontro in Cattedrale con i sacerdoti, i religiosi e altri rappresentanti della comunità ecclesiale.

La tappa di Bologna è iniziata con la visita all’Hub regionale di via Mattei dove il Papa ha chiesto che il fenomeno migratorio sia gestito con visione e intelligenza, invocando l’apertura di corridoi umanitari e invitando i profughi di essere pronti “a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese”. Poi in piazza Maggiore l’incontro con il mondo del lavoro, in San Petronio il pranzo con duecento poveri, nella Cattedrale di San Pietro quello con sacerdoti e in piazza san Domenico quello con il mondo accademico. L’intensa giornata emiliano-romagnola di Papa Francesco si è conclusa con la celebrazione eucaristica nello Stadio Dall’Ara. Davanti a 40mila fedeli provenienti anche da fuori diocesi, tra cui la delegazione di 150 forlivesi, il Papa ha sottolineato che “non esiste una vita cristiana fatta a tavolino, scientificamente costruita, dove basta adempiere qualche dettame per acquietarsi la coscienza: la vita cristiana è un cammino umile di una coscienza mai rigida e sempre in rapporto con Dio, che sa pentirsi e affidarsi a Lui nelle sue povertà, senza mai presumere di bastare a sé stessa”.

 

 

Pubblichiamo alcuni brani dei discorsi di papa Francesco in occasione della sua visita a Cesena e a Bologna domenica 1 ottobre

 

La buona politica e il bene comune

La centralità della piazza manda dunque il messaggio che è essenziale lavorare tutti insieme per il bene comune. E’ questa la base del buon governo della città, che la rende bella, sana e accogliente, crocevia di iniziative e motore di uno sviluppo sostenibile e integrale. Questa piazza, come tutte le altre piazze d’Italia, richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione. (Cesena, piazza del Popolo)

 

La missione della Chiesa: annunciare con gioia il Vangelo

Questa è la principale missione dei discepoli di Cristo: annunciare e testimoniare con gioia il Vangelo. L’evangelizzazione è più efficace quando è attuata con unità di intenti e con una collaborazione sincera tra le diverse realtà ecclesiali e tra i diversi soggetti pastorali, che trovano nel Vescovo il sicuro punto di riferimento e di coesione. Corresponsabilità è una parola-chiave, sia per portare avanti il lavoro comune nei campi della catechesi, dell’educazione cattolica, della promozione umana e della carità; sia nella ricerca coraggiosa, davanti alle sfide pastorali e sociali, di forme nuove di cooperazione e presenza ecclesiale sul territorio. E’ già una efficace testimonianza di fede il fatto stesso di vedere una Chiesa che si sforza di camminare nella fraternità e nell’unità. (Cesena, Cattedrale, ai sacerdoti e operatori pastorali)

 

Accoglienza con diritti e doveri

Il fenomeno richiede visione e grande determinazione nella gestione, intelligenza e strutture, meccanismi chiari che non permettano distorsioni o sfruttamenti, ancora più inaccettabili perché fatti sui poveri. Credo davvero necessario che un numero maggiore di Paesi adottino programmi di sostegno privato e comunitario all’accoglienza e aprano corridoi umanitari per i rifugiati in situazioni più difficili, per evitare attese insopportabili e tempi persi che possono illudere. L’integrazione inizia con la conoscenza…Portarvi negli occhi e nel cuore ci aiuterà a lavorare di più per una città accogliente e capace di generare opportunità per tutti. Per questo vi esorto ad essere aperti alla cultura di questa città, pronti a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese. (Bologna, Hub regionale, ai profughi)

 

La crisi e il lavoro

La crisi economica ha una dimensione europea e globale; e, come sappiamo, essa è anche crisi etica, spirituale e umana. Alla radice c’è un tradimento del bene comune, da parte sia di singoli sia di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e assegnarla alla persona e al bene comune. Ma perché tale centralità sia reale, effettiva e non solo proclamata a parole, bisogna aumentare le opportunità di lavoro dignitoso. Questo è un compito che appartiene alla società intera: in questa fase in modo particolare, tutto il corpo sociale, nelle sue varie componenti, è chiamato a fare ogni sforzo perché il lavoro, che è fattore primario di dignità, sia una preoccupazione centrale. (Bologna, piazza Maggiore, al mondo del lavoro)

 

Pastori vicini al popolo

Inoltre, è triste quando un pastore non ha orizzonte di popolo, del popolo di Dio; quando non sa cosa fare…Pastori con orizzonte di popolo: questo vuol dire [chiedersi]: come faccio io per essere vicino al mio popolo? Alcune volte penso alle chiese che sono sulle strade molto molto popolose, chiuse; e qualche parroco ha fatto l’esperienza di aprirle, e di cercare che fosse sempre a disposizione un confessore, con la accesa luce sul confessionale. E quel confessore non finiva di confessare. La gente vede la porta aperta, entra, vede la luce e va. Sempre la porta aperta, sempre con quel servizio al popolo di Dio…Cadere nella psicologia della sopravvivenza è come “aspettare la carrozza”, la carrozza funebre. Aspettiamo che arrivi la carrozza e porti via il nostro istituto. E’ un pessimismo “spolverato” di speranza, non è da uomini e donne di fede, questo. Nella vita religiosa, “aspettare la carrozza” non è un atteggiamento evangelico: è un atteggiamento di sconfitta. E, mentre aspettiamo la carrozza, ci arrangiamo come possiamo e, per sicurezza, prendiamo dei soldi per essere sicuri. (Bologna, Cattedrale, ai sacerdoti e religiosi)

 

Cultura e coltivazione dell’umano

Tutto qui è iniziato attorno allo studio del diritto, a testimonianza che l’università in Europa ha le radici più profonde nell’umanesimo, cui le istituzioni civili e la Chiesa, nei loro ruoli ben distinti, hanno contribuito…Con questo spirito vorrei proporvi tre diritti, che mi sembrano attuali: 1) Diritto alla cultura: lo studio serve a porsi domande, a non farsi anestetizzare dalla banalità, a cercare senso nella vita….Armonizzando nella vita questa bellezza custodirete la cultura, quella vera. Perché il sapere che si mette al servizio del miglior offerente, che giunge ad alimentare divisioni e a giustificare sopraffazioni, non è cultura. Cultura – lo dice la parola – è ciò che coltiva, che fa crescere l’umano… 2) Diritto alla speranza: tanti oggi sperimentano solitudine e irrequietezza, avvertono l’aria pesante dell’abbandono. Allora occorre dare spazio a questo diritto alla speranza: è il diritto a non essere invasi quotidianamente dalla retorica della paura e dell’odio. È il diritto a non essere sommersi dalle frasi fatte dei populismi o dal dilagare inquietante e redditizio di false notizie… 3) Diritto alla pace: anche

questo è un diritto, e un dovere, iscritto nel cuore dell’umanità…Sperimentiamo una fragilità incerta e la fatica di sognare in grande. Ma, per favore, non abbiate paura dell’unità! (Bologna, piazza San Domenico, agli studenti e al mondo accademico)

 

La vita cristiana è cammino

Non esiste una vita cristiana fatta a tavolino, scientificamente costruita, dove basta adempiere qualche dettame per acquietarsi la coscienza: la vita cristiana è un cammino umile di una coscienza mai rigida e sempre in rapporto con Dio, che sa pentirsi e affidarsi a Lui nelle sue povertà, senza mai presumere di bastare a sé stessa…In definitiva, nel cammino di ciascuno ci sono due strade: essere peccatori pentiti o peccatori ipocriti. Ma quel che conta non sono i ragionamenti che giustificano e tentano di salvare le apparenze, ma un cuore che avanza col Signore, lotta ogni giorno, si pente e ritorna a Lui. Perché il Signore cerca puri di cuore, non puri “di fuori”. (Bologna, omelia allo Stadio Dall’Ara)

Galleria immagini:

  • 40mila al Dall'Ara per la messa conclusiva della visita

  • Anche i preti allo stadio

  • Forlivesi in tribuna

  • Il presidente dell'Azione Cattolica di Forl, Edoardo Russo, anche lui a Bologna

  • In fila ai tornelli per entrare al Dall'Ara

  • Mons. Lino Pizzi, accanto a mons. Erio Castellucci durante la messa al Dall'Ara