Mons. Corazza in preghiera alla tomba di Benedetta

"Continuiamo a camminare insieme": intervista al vescovo mons. Livio Corazza

Sabato 28 settembre si aprirà il nuovo anno pastorale della diocesi che, in continuità con quello precedente, metterà a tema la liturgia come luogo sorgivo di fraternità e di evangelizzazione. Sulle prospettive del nuovo anno abbino intervistato il vescovo, mons. Livio Corazza.

Eccellenza stiamo per iniziare un nuovo anno pastorale: cosa ci aspetta?

Di continuare a camminare insieme. Il clima è buono. Le risorse umane anche. Insieme individueremo i punti critici, chiederemo consiglio e forza al Signore. E, uniti, andremo avanti. Ci diamo appuntamento in particolare a Coriano. L’anno scorso ho visto tanta gente. Continuiamo.

 

Si è concluso l'anno dedicato alla fraternità: nel prossimo si continuerà su questo tema?

Si, la fraternità non la molleremo mai! Abbiamo avuto anche delle conferme. Più volte, nel corso di quest’anno, abbiamo avuto il modo di poter vedere come in tanti contesti si sia messo in evidenza il tema della fraternità come centrale per la chiesa e per il mondo. Un caso su tutti: Papa Francesco ha firmato un documento sulla fraternità universale con i musulmani. Quest’anno ci chiederemo: “Dove si genera la fraternità?”. Sappiamo quanto è decisivo l’incontro comunitario con Cristo, in particolare la domenica, punto indispensabile per ripartire e rigenerare la fraternità cristiana.

 

Il primo grande evento sarà la beatificazione di Benedetta Bianchi Porro: ci saranno poi altre tappe significative?

Siamo ancora sorpresi dal grande dono di avere una beata in casa. L’anno scorso abbiamo gioito per suor Clelia Merloni, la cui spoglie riposano nella casa madre delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, a Roma. Ma Benedetta è qui con noi. A Dovadola. Le sue virtù vanno conosciute e fatte conoscere, e imitate soprattutto: questo è il nostro compito, la nostra responsabilità. Ma ci sono anche altre figure significative: Annalena Tonelli, per esempio. Vedremo.

 

Parlando con i sacerdoti lei ha indicato cinque priorità, prima di tutto la pastorale vocazionale: siamo in emergenza?

Dobbiamo ripensare il nostro modo essere Chiesa. Dobbiamo prepararci a cambiare. Cogliendo le opportunità e non gli avvilimenti. Un mondo nuovo sta crescendo. Il Signore ci chiede di rispondere oggi alla nostra sete di vita e di amore. E di trasmetterlo a tutti. È possibile vivere oggi il vangelo di Gesù Cristo. Qui e ora. A partire dai giovani….

 

Altre due priorità da lei indicate sono la formazione e la testimonianza dei laici e il funzionamento delle unità pastorali: si muove qualcosa?

Non dimentichiamo che abbiamo un gioiello in diocesi: l’Istituto di Scienze religiose, con sede in Seminario. Ci sono 160 iscritti, dei quali metà forlivesi, che per 5 anni, per 3 sere la settimana dalle 18.30 alle 22.30, seguono i corsi tenuti da personale religioso e laico preparato ai massimi livelli. E poi ci sono le iniziative della diocesi e delle associazioni. C’è tanto da fare. Siamo ancora un po’ disuniti…Le unità pastorali sono le comunità cristiane che si aprono a quelle vicine, si incontrano, si cercano e si aiutano. Vivendo la fraternità per prime. Altrimenti, di che cosa parliamo?

 

Un'altra priorità che le sta a cuore è la gestione economica...

Abbiamo chiuso anche quest’anno il bilancio diocesano in rosso. La gestione delle strutture e delle opere impegna molto preti e laici: il restauro e la manutenzione delle chiese, degli oratori, delle canoniche; le adempienze amministrative; far quadrare i conti, da buon padre di famiglia. Sono sfide quotidiane. Di tutti, anche della Chiesa…. E nello stesso tempo bisogna dare il buon esempio, testimoniando la libertà e la trasparenza nella gestione dei beni economici. Senza dimenticare la priorità delle priorità: l’uso dei beni economici per i più poveri, vicini o lontani.

 

Infine la comunicazione: anche questa è una priorità?

Possiamo contare sulla punta di diamante, il settimanale Il Momento. Ma va sostenuto con più convinzione da parte di tutti. Nello stesso tempo, non deve essere lasciato soli il sito diocesano, i social della pastorale giovanile, della Caritas diocesana, delle associazioni… Anche in questo caso, non valorizziamo pienamente la nostra forza e la nostra potenzialità. Mi dispiace molto, da giornalista, quando non si coglie l’importanza di saper comunicare bene e farsi sentire anche fuori i confini ecclesiali. Bisogna essere più uniti. Certo, per comunicare non basta scrivere un articolo o un tweet. Il Signore aveva una bella voce, altrimenti come facevano a sentirlo fino a 5000 persone? Dopo notti di preghiera, parlava e inviava gli apostoli e i discepoli a comunicare a tutti il Regno di Dio, ma faceva precedere e accompagnava la sua parola con i fatti concreti: guariva, si prendeva cura dei malati dei poveri, andava a trovare i peccatori in casa, si fermava da loro….

 

È stato avviato un percorso di verifica e di lettura della situazione nei vicariati: a che punto siamo?

Tutti si sono mossi, tutti si sono incontrati, tutti hanno incominciato a pensare a come rispondere ai cambiamenti di oggi e di domani. Faccio un esempio. Attualmente ci sono 104 preti: 80 diocesani; 14 di altre diocesi; una decina di religiosi. Una settantina veramente attivi. Ma dovremo poter contare in futuro su una cinquantina. Significa 1 ogni 4000 abitanti circa…. Come rispondere? Non riusciremo, come ora, a servire le comunità con 255 messe ogni festa (prefestive comprese). Le comunità cristiane hanno bisogno, però, di incontrarsi, di tenere viva la comunità. Proporremo celebrazioni della parola, con la comunione. Per questo servizio possiamo contare sui diaconi permanenti, sui religiosi e religiose, sui laici formati dall’ISSR… non ci arrendiamo. Non sarà facile adattarsi, ma cogliamo anche la positività.

 

Lo scorso anno ha sintetizzato il cammino della diocesi in 5 "F" (fede in Cristo e nel suo Vangelo, formazione permanente, fraternità, fuori come Chiesa in uscita e futuro): quest'anno che lettera sceglierà?

Come promesso, la lettera “B” come Bertinoro… Ci sto ancora pensando, ma anticipo una “B”. il prossimo anno leggeremo il vangelo di Matteo, il vangelo delle beatitudini. Quindi B come Beatitudini…. Ma ci saranno anche altre B: bello, bontà, bacio, …. Ci vediamo all’apertura con le croci sabato 28 settembre ore 20.00 in cattedrale. Quest’anno anche con la reliquia di una beata forlivese: Beata Benedetta (la quinta B). Il mio augurio è che sappiamo trovare la forza di Benedetta, che nella sua vita non è mai stata disperata, ma ha saputo fidarsi e affidarsi al Signore, fino in fondo. Con gioia e con amore. Questo è il suo vero miracolo!

Giovanni Amati

(da Il Momento 29/2019)