Il martirio di una Chiesa e di un Vescovo nella bufera della persecuzione comunista

“Umanamente ho sofferto molto, con angoscia, ma anche con speranza, sempre nella fede. Ho considerato i nostri aguzzini quali strumenti e a nessuno di loro muovo alcuna accusa; anzi, desidero per gli inquisitori una vera conversione a Dio e un vero chiaro pentimento per tutto ciò che hanno fatto. Sono stato in prigione per 15 anni, 4 dei quali in isolamento. Liberato nel 1964, sono stato continuamente sorvegliato, pedinato, perseguitato, su di me si è continuato a investigare. Ho subito perquisizioni domiciliari e anche nei 25 anni seguenti ho continuato, a volte, ad avere paura. Per tutte le sofferenze che ho dovuto sopportare sia lodato Dio nei secoli dei secoli”.

Così inizia la testimonianza di mons. Ioan Ploscaru, vescovo romeno perseguitato e imprigionato dal regime comunista da lui raccontata nella autobiografia “Catene e terrore. La Chiesa greco-cattolica romena nella bufera della persecuzione comunista attraverso la testimonianza del vescovo clandestino Ioan Ploscaru”. Nato a Frata, il 19 novembre 1911, ordinato sacerdote il 17 settembre 1933 mons. Ploscaru dal 1936 al 1940 andò in Francia per perfezionare gli studi e tornò poi in Romania, a Lugoj, dove fu nominato segretario del vescovo, Ioan Balan e successivamente vicario generale. Il 30 novembre 1948, dopo l'arresto di mons. Balan, fu consacrato vescovo ausiliare, il giorno prima che in Romania la Chiesa greco cattolica fosse messa al bando. Arrestato senza mandato il 29 agosto 1949, imprigionato dal 1949 al 1955 e dal 1956 al 1964 per tradimento e cospirazione contro l'ordine sociale. Il 4 agosto 1964 viene rilasciato dal carcere ma è seguito costantemente e non può svolgere attività come vescovo della sua diocesi fino alla caduta dei muri, nel 1989. Lascia l’incarico nel 1996 e muore il 31 luglio 1998.

La sua autobiografia, ora tradotta in italiano dalle edizioni Dehoniane è stata presentata il 10 aprile presso il Centro culturale San Francesco in un incontro organizzato dalla comunità dei romeni greco-cattolici in collaborazione con il Servizio diocesano migrantes.

Dopo il saluto del vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Lino Pizzi e del parroco della comunità romena greco-cattolica, padre Mihai David è intervenuto mons. Alexandru Mesian, ausiliare e poi successore di mons. Ploscaru nella diocesi greco-cattolica romena di Lugoj. Ordinato sacerdote clandestinamente nel 1965, nascondendo per sette anni la sua identità anche ai genitori, mons. Mesian ha raccontato la nascita e la storia della chiesa greco-cattolica romena, la persecuzione cominciata con il decreto statale di soppressione del 1948, con l’arresto di tutti i vescovi, la chiusura e l’occupazione delle chiese. “Siamo rimasti chiusi in una gabbia immensa nella quale dominavano il terrore e la menzogna - ha raccontato mons. Mesian – il popolo romeno e in particolare la chiesa romena unita a Roma ha dato una forte testimonianza di fede fino al sacrificio supremo. La sua sofferenza è continuata durante la presenza del comunismo al potere in Romania, dal 1948, per 41 anni, fino al dicembre 1989, quando in Romania è crollato il comunismo”. E dopo aver raccontato con commozione di quando rivelò ai suoi genitori di essere sacerdote da sette anni mons. Mesian ha concluso: “Ringraziamo Dio onnipotente, attraverso l’intercessione della Beata Vergine Maria, per il dono della libertà della nostra Chiesa greco-cattolica e per la sua resurrezione della quale tutti noi siamo testimoni”.

La storia di mons. Ploscaru e della Chiesa romena ricordano quella di molti altri sacerdoti e vescovi perseguitati dal regime comunista come quella del gesuita padre Pietro Leoni, originario di Premilcuore, missionario ad Odessa, imprigionato e condannato a dieci anni di gulag dal 1945 al 1955. La sua storia è raccontata nel libro Pietro Leoni edito da La Casa di Matriona di cui sono autori Mara Quadri e il giornalista Alessandro Rondoni. Un altro forlivese, don Francesco Ricci, viaggiò a lungo nell’Europa dell’est quando i muri erano ancora alti raccontando poi attraverso le pubblicazioni della casa editrice Cseo e della omonima rivista, da lui fondate, la testimonianza dei cristiani perseguitati che aveva incontrato.

“Guardando ai lunghissimi anni di terrore, di sofferenza e di supplizio tutto mi sembra un sogno lontano - conclude mons. Ploscaru la sua biografia - invece è stata la cruda realtà. Ho offerto con gioia ogni attimo, per la libertà della Chiesa e epr la conversione del mio Paese”.

Galleria immagini:

  • (da sin.) mons. Lino Pizzi, mons. Alexandru Mesian, padre Mihai David

  • La copertina di "Catene e terrore" autobiografia di mons. Ioan Ploscaru

  • Mons. Alexandru Mesian