14/9/2020 omelia in cattedrale nel primo anniversario della beatificazione di Benedetta Bianchi Porro

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. La Parola del vangelo illumina i tre motivi che ci hanno riunito qui questa mattina, uno più bello dell’altro. Anzi, a dire il vero, i motivi sono cinque.

1. Il primo motivo, la prima ragione del nostro ritrovarci è la solennità della santa croce, cui è dedicata la nostra cattedrale. Stando alla tradizione, la regina Elena, madre dell'Imperatore Costantino, proprio in questa giornata portò con sé a Costantinopoli le presunte reliquie della croce di Cristo, miracolosamente ritrovate durante il suo pellegrinaggio a Gerusalemme.

Cosa c’è di bello, passatemi il termine, cosa c’è di affascinante in una croce? Non è certo un simbolo di letizia, di festa, di gioia… e non si tratta neppure semplicemente di un patibolo, poiché è un patibolo che ha lo scopo di far soffrire coloro lo subiscono. Non si vuole soltanto sopprimere il reo, si vuole farlo soffrire lentamente. E si vuole inoltre che il supplizio sia di monito a tutti coloro che guardano. La peggiore delle pene.

Dunque, cosa c’è di tanto bello, di attraente, di desiderabile? Il bello è che, nonostante la indescrivibile e disumana sofferenza sulla croce, Cristo non si è tirato indietro, è rimasto fedele a se stesso. Ha amato e perdonato. Ha donato la sua vita, liberamente. Croce è sinonimo di amore, amore che si dona fino in fondo.

Dio ci ama, ci perdona, e ci dà l’esempio: anche nella peggiore delle situazioni, possiamo comunque amare e perdonare. Possiamo essere veramente cristiani, esserlo fino in fondo, fino alla fine: da strumento di tortura raffinato e perverso, la croce è diventata l'emblema della misura dell'amore senza misura di Dio. È questo amore che oggi esaltiamo, non il dolore che la croce porta con sé.

2. Ecco allora il secondo motivo. Un anno fa, sembra un secolo solo a pensarci per tutto quello che nel frammezzo è accaduto, ci siamo ritrovati proprio a quest’ora per proclamare commossi e gioiosi e riconoscenti la beatificazione di Benedetta. Cittadina dovadolese, nostra compaesana, da quel momento è diventata cittadina del mondo. In tutte le chiese del mondo la si può pregare e proporla ad esempio. La coincidenza della festa della santa croce e della sua beatificazione non è casuale. Lei ha abbracciato la croce non perché le piaceva soffrire; la malattia era diventata la cattedra per proclamare che l’amore di Dio non l’aveva mai abbandonata. Il Signore non ci abbandona mai.

3. Terzo motivo, che non ignora né minimizza i due precedenti, accogliamo oggi con altrettanta gioia e riconoscenza la professione di fede e il giuramento di alcuni parroci che prenderanno servizio a partire da domenica prossima e nei prossimi mesi. La tradizione vuole che la professione di fede e il giuramento si tengano in privato davanti al vescovo e a qualche testimone. Oggi lo facciamo qui, davanti a tutti nella chiesa madre, dedicata alla santa croce nel giorno anniversario di beata Benedetta, per rinnovare la promessa di amore a Dio e alla chiesa.

Vi ho già parlato, carissimi confratelli, e continuerò ad accompagnarvi nel vostro delicato servizio. Oggi voglio chiedere a voi, proprio qui davanti a tutti, tre cose.

3.1. La prima. Amate la chiesa come uno sposo ama la sua sposa, come Cristo ha amato voi e tutti noi. Un amore a tempo pieno, che pensa sempre al bene della sposa più che alle personali comodità.

Accompagnate la crescita di fede e fraternità delle parrocchie che vi sono affidate, promuovendo la fraternità sacerdotale e comunitaria, la sinodalità e l’evangelizzazione.

Metto al primo posto la fraternità sacerdotale: se non testimoniamo la fraternità fra di noi, come possiamo chiederla ai fedeli laici? La comunione fraterna fra i cristiani battezzati è frutto e annuncio del vangelo.

3.2. Sinodalità. Quello che riguarda tutti, da tutti venga deciso. Questo è un articolo delle regole che si ritrova in tutte le comunità monastiche, e che può essere fatto proprio da tutte le unità pastorali. I consigli di unità pastorale sono uno strumento di comunione nel vangelo e nel cammino fraterno. Non sono facoltativi.

3.3. Terzo, l’evangelizzazione. Nostro compito è annunciare, testimoniare e celebrare il vangelo. Non abbiamo altri scopi. Questa è la nostra Tradizione. Come arrivare ai giovani, alle famiglie, a coloro che si sono allontanati? Non abbiamo tante risorse e tempo a disposizione. Ma l’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani ci ricorda che quello che ci serve, già lo abbiamo. “Quanti pani avete? Andate a vedere!” chiedeva Gesù ai suoi discepoli e adesso anch’io lo chiedo a voi: andate a vedere! È una specie di caccia al tesoro, si tratta di andare, con entusiasmo e acume, alla ricerca del bene che già è presente nelle nostre comunità. E troverete di sicuro le risorse di persone per seminare di vangelo la nostra gente.

Infine, a riunirci oggi insieme sono anche altri due motivi.

4. Questa è la prima messa che don Enrico celebra qui come Amministratore parrocchiale di questa parrocchia. Abbiamo avviato un cammino di revisione delle parrocchie del centro storico insieme con i laici e solo al termine definiremo l’assetto complessivo. Facciamo a lui tanti auguri di buon lavoro, accompagnandolo con la nostra riconoscenza e soprattutto con la nostra preghiera.

5. E poi oggi inizia la scuola. La coincidenza con la santa croce può dare da intendere che essa è una croce, un peso, una sofferenza. Invece è una gioia: finalmente le scuole riaprono! Precedute da lunghi mesi di faticosa e impegnativa preparazione, le aule riprendono a vivere.

Preghiamo uniti e convinti per tutto il mondo della scuola. Non venga mai meno la responsabilità di tutti (quest’anno ancora di più richiesta e necessaria), non manchi la voglia di imparare e di recuperare. Affidiamo alla protezione della Vergine Maria, Madonna del fuoco, e a Beata Benedetta i ragazzi, le famiglie, gli insegnanti, i dirigenti e tutto il personale. In particolare, un pensiero vada alle scuole paritarie, troppo spesso trascurate e non viste come una risorsa ma quasi una concorrenza e un intralcio alla scuola statale. Un grazie a voi, forse nessuno ve lo ha mai detto, un grazie a tutto il mondo delle scuole paritarie, perché siano davvero considerate paritarie.

Dicevo, non ci si arrenda davanti alle inevitabili difficoltà, ma tutti siano responsabili di tutti, come Giovanni Paolo II definiva la solidarietà. Se la scuola funziona davvero la comunità riparte, anzi rinasce.

A tutti dunque, auguro di testimoniare il Dio della croce: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.