14/9/2020 omelia al Morgagni-Pierantoni in occasione del primo anniversario della beatificazione di Benedetta Bianchi Porro

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo… bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Almeno tre motivi rendono unica questa giornata.

Il primo motivo: è la festa dell’esaltazione della croce. Bisogna essere degli esaltati, per esaltare la croce! In realtà la croce è la nostra salvezza, anche se apparentemente sembra il contrario.

Il secondo motivo: oggi ricordiamo beata Benedetta nel primo anniversario della sua beatificazione; nella croce, Benedetta ha sperimentato misteriosamente l’amore di Dio. Quello che per noi era croce, era la sua vittoria. Diceva Benedetta in un suo pensiero: il dolore ci fa cercare l’aiuto nel Cielo: perché ogni dolore è la Croce santa di Gesù.

Nella croce di Cristo ci sono anche i nostri dolori e le nostre speranze. E come per Gesù, la nostra vita non finisce sulla croce. Ad ogni croce segue la risurrezione.

Il terzo motivo: oggi riaprono le scuole. Dopo quasi sette mesi, le aule tornano ad essere frequentate. Una croce che diventa salvezza.

1. Oggi la Chiesa celebra la festa dell'Esaltazione della Croce. La festività ricorre oggi, 14 settembre, in ricordo del ritrovamento della croce di Gesù da parte di sant'Elena, avvenuto, secondo la tradizione, il 14 settembre del 320. Questa è storia.

Purtroppo noi associamo la parola "croce" a tutta una serie di frasi che poco o niente hanno a che vedere col vangelo.

Gesù ci dice: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23).

Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo, che quasi sempre abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita.

Ma Gesù non dice “sopporta”, dice “prendi”: al discepolo non è chiesto di subire passivamente, ma di prendere, attivamente.

Che cos'è allora la croce? È il riassunto dell'intera vita di Gesù. Prendi la croce significa: “Prendi su di te una vita che assomigli alla sua”.

La croce è vivere come Gesù.

Un commentatore ci suggerisce: Sostituiamo la parola croce con amore. Ed ecco come diventerebbe il testo: se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé il giogo dell'amore, tutto l'amore di cui è capace, e mi segua. Ciascuno con l'amore addosso, che però ha il suo prezzo: “Là dove metti il tuo cuore, là troverai anche le tue ferite”.

È quello che ha fatto Beata Benedetta: ha amato fino alla fine, pensando agli altri più che a sé stessa.

In una lettera a Madre Alberta Benedetta scriveva: … sono stata alla grotta di Lourdes. Il Signore proprio là mi fece capire la ricchezza del mio stato… la Madonna mi ha donata la rassegnazione cristiana. “Prendi la tua croce, e seguimi”. Cioè accetta il tuo dolore com’è. Non volerlo piegare, alleggerire, lascia il tuo criterio per seguire il mio. Il criterio è l’amore.

2. Ecco allora la croce di Benedetta e la nostra croce. Vivere come Gesù. Accettare di soffrire con amore.

Lo scopo non è soffrire, lo scopo è amare. Fino alla croce. Anche sulla croce. Ma la croce rimane un patibolo. Con Cristo diventa una cattedra. Per Benedetta la sofferenza è diventata una cattedra, un luogo e un momento attraverso il quale lei ha consolato.

Questa è la croce: accettare le conseguenze del vivere come Gesù. Puoi anche non vivere così. Ma se vivi così, poiché è un modo di vivere diverso, altro, sai che, come hanno fatto a Lui, così in qualche modo faranno anche a te.

Dal 14 settembre una reliquia di Benedetta è qui nella cappella dell’Ospedale.

Essa è dono e responsabilità. Un dono e responsabilità per i malati, perché sull’esempio di Benedetta non sentano un Dio lontano, ma vicino. E nell’amore di Dio trovino la forza di continuare ad amare.

Dono e responsabilità per i medici e gli infermieri, perché non affidino solo alle medicine la cura del malato, ma custodiscano e coltivino la relazione con una persona che non ha bisogno solo di medicine ma di amore.

I crocifissi che portiamo sul petto, che abbiamo appeso nelle case o negli uffici, ci danno la forza per andare avanti nella nostra scelta di amore e di dono verso gli altri. Anche noi, come Gesù, non smetteremo mai di amare, costi quello che costi.

Come ci ha insegnato Benedetta.

Come ci hanno insegnato tanti e tante medici e infermieri, ma anche genitori con i figli disabili da assistere da soli per mesi, o i volontari che hanno aiutato tante persone, sacerdoti che hanno consolato, come tanti e tante che hanno continuato nel loro servizio con amore e professionalità, rischiando la salute. La croce di Cristo li ha preceduti.

La Croce è la forza per andare avanti.

Quando ci viene da dire: "Ma chi me lo fa fare?”, quando ci viene voglia di fare come tanti, quando altri non si impegnano, la croce di Gesù ci dice: “Vai avanti!”.

Non dimentichiamo che lo scopo della croce di Cristo è donarci la vita eterna. Le medicine, i medici, le cure, i vaccini non salvano l’uomo. Prima o poi, si dovrà morire. Solo l’amore salva l’uomo, l’amore di chi è disposto di andare fino in fondo. Per amore. Anche quando si è appesi ad una croce. Come Gesù. Come Benedetta. Come tanti santi della porta accanto.

Benedetta credeva nella forza della croce di Gesù. Concludo con una frase di Benedetta: Cara mamma io credo all’Amore disceso dal Cielo, a Gesù Cristo e alla sua Croce gloriosa.