Il Consiglio pastorale si interroga sull'esperienza della pandemia

Si è svolto il 9 marzo, in collegamento online, il Consiglio pastorale diocesano presieduto dal vescovo, mons. Livio Corazza.

Due i temi all’ordine del giorno: verifica della seconda parte del percorso biblico e riflessione su cosa valorizzare e cosa lasciare cadere rispetto ai problemi e alle potenzialità che la situazione di emergenza sanitaria ha fatto emergere nella vita delle nostre comunità.

“Quello che ci è chiesto stasera è un confronto su temi importanti, che abbiamo già in parte affrontato - ha affermato il Vescovo introducendo i lavori - non possiamo infatti ignorare il tempo e le condizioni in cui viviamo, perché siamo chiamati all’esperienza della fede lì dove siamo, nella realtà. E’ certamente un momento di sofferenza, fisica e morale, ma anche di consolazione perché Dio non ci lascia soli e ci chiama a consolare gli altri con la consolazione che dona a noi”.

“Come rispondere dunque a questa crisi?” si è chiesto il Vescovo e ha proseguito: “Il Papa afferma che la fraternità universale è l’unica risposta alle crisi, anche a quella pandemica. Dobbiamo dunque riscoprire la fraternità, come il cuore e non solo la cornice dell’esperienza cristiana, come il servizio alla comunità cristiana e all’uomo. Anche se il prossimo Giovedì Santo non potremo fare la lavanda dei piedi, per le norme anticovid, potremo comunque, simbolicamente, indossare il grembiule. E ognuno si chieda cosa può significare nella sua vita”.

“Non lasciamoci travolgere dal negativo - ha concluso il Vescovo - diffondiamo il bene, comunichiamo il positivo. Studiamo la Parola di Dio nel percorso biblico non solo per viverla nella nostra vita ma per imparare a riconoscere i fatti di Vangelo nella realtà. In base all’esperienza personale e comunitaria di questa crisi interroghiamoci su cosa confermare, cosa lasciare, cosa far nascere: sono scelte importanti che riguardano il futuro delle nostre comunità a cui dobbiamo arrivare con il contributo di tutti. Abbiamo davanti tante sfide: per esempio tante strutture, edilizie, pastorali e organizzative, sono ormai sproporzionate e pesano sulla serenità delle comunità e dei sacerdoti. Quali tenere, quali lasciare per annuncio del Vangelo più libero, più energico, perché meno condizionato da pesantezze burocratiche e amministrative?”.

Dopo l’introduzione del Vescovo divisione in “stanze” poi ritorno in assemblea per la condivisione di alcune delle proposte uscite dal lavoro di gruppo come la preziosità dei mezzi di comunicazione sociale, da continuare ad utilizzare nella pastorale ordinaria, la preghiera in famiglia, la fraternità sacerdotale. Infine sono state presentate le attività della pastorale famigliare e dell’Ufficio catechistico, in vista della festa di San Giuseppe del 19 marzo.