1/5/2021 omelia alla festa di San Pellegrino

San Pellegrino era un uomo di fede, un esempio di pazienza e di fortezza.

Era diventato frate dopo un periodo turbolento della sua vita. Pieno di passioni e di prepotenza. L’incontro con Cristo ha cambiato la sua vita. Il suo carattere e la sua passione li ha messi a servizio del Vangelo.

Mentre ci avviciniamo alla sua reliquia, con tante preghiere e tante attese per la nostra e altrui guarigione, non dimentichiamo di chiedere la medicina più importante che ha guarito la sua anima senza più ricadute.

La pazienza e la fortezza sono state coltivate e vissute innanzitutto nell’amore verso il Signore. Diceva san Paolo nella lettera ai Corinzi, commentando la frase: Ho creduto perciò ho parlato, “Anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù.”

La prima sua risurrezione è stato il passaggio dal peccato alla grazia, dall’odio all’amore, dalla violenza alla pace e al perdono e alla misericordia.

San Pellegrino era un uomo di fede.

La malattia dell’egoismo e della mancanza di amore verso gli altri rimane la prima e la più pericolosa malattia, che ha colpito anche in questi tempi di pandemia.

Al contrario, coloro che hanno vissuto e testimoniato l’amore e la generosità fino al dono di sé, hanno salvato la vita e la qualità della nostra vita, anche in questi tempi difficili.

Nel libro del Siracide, si fa appello ad ogni uomo e ad ogni donna colpita dalle avversità della vita: Figlio, accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose.

Prendi atto di quello che avviene, non negarlo e reagisci positivamente.

Il libro della Sapienza fa appello al “timore di Dio”: “Voi che temete il Signore”! Cosa vuol dire temere il Signore? Avere paura di Lui? No, è la consapevolezza di sperimentare qualcosa di grade, immenso, che non riusciamo del tutto a comprendere. Come di fronte all’immensità del creato. È rispetto, più che paura. Chi ama, capisce che si teme di far star male l’amato. Questo è il timor di Dio. È la volontà di non deviare dalla sua volontà. Temere di allontanarsi da Lui.

Da 14 mesi siamo dentro a vicende dolorose, collettive e globali, che hanno provocato dolore e lutti. Con tanta preoccupazione per il futuro. Di fronte alle prove della vita, come reagire?

Innanzitutto, non negarle. Secondo, accoglierle con responsabilità e buon senso. Da lunedì scorso, non è la prima volta, è iniziato il tempo della responsabilità.

È saggio non pensare solo a sè stessi. Trasformare la paura del contagio in timore di non essere responsabili e il timore in amore. San Pellegrino era sano dentro, prima di essere sano nel corpo. Ma santo lo è diventato. Ha saputo vincere il male con il bene.

San Pellegrino era un malato.

E gli ammalati si rivolgono a lui con fede e devozione.

Gli ammalati entrano nella basilica di San Pellegrino, come si entra in un ospedale, sperando di guarire. E ritornano, di sicuro, tutti guariti. Non sono rari i casi guarigione anche fisica, ma di certo qui si guarisce nell’anima. E non è una cosa secondaria. Perché, mentre la guarigione fisica è in ogni caso temporanea, la guarigione spirituale e morale, se conservata con pazienza e fortezza, rimane per sempre, per la vita eterna.

Cosa chiediamo in verità nella preghiera, se non quello che ci viene suggerito da Gesù nel vangelo di Giovanni? “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano”.

Preghiamo oggi per tutti i malati e per chi li cura.

San Pellegrino, nella sua vita, ha ricevuto la guarigione dalla malattia che lo affliggeva, prolungando la sua vita terrena di qualche tempo, ma ha saputo abbracciare la fede nel Signore Gesù che gli ha assicurato la vita eterna.

Qual è la porta stretta che conduce alla vita, se non l’amore verso il prossimo?

È mai possibile entrare in una chiesa con il fardello dei nostri peccati e delle nostre miserie, ed uscirne come prima?

Certo è possibile, se noi dimentichiamo di incontrare Cristo come lo ha incontrato San Pellegrino.

Ma se l’orientamento della nostra vita trova nel Vangelo la sua bussola, sapremo “sopportare con fortezza le prove della vita, in continua e gioiosa tensione verso il regno dei cieli”, come abbiamo pregato nella preghiera iniziale.

San Pellegrino era un uomo di fede, San Pellegrino è stato un malato, San Pellegrino è stato un Servo di Maria.

Con San Pellegrino inizia il mese di maggio. Trovo questa coincidenza un invito del santo forlivese a guardare a Maria. Maria è salute degli infermi, rifugio dei peccatori, per la guarigione dell’anime e del corpo.

Da brava mamma, Maria ci offre la medicina, il cibo che ci fa bene, ci offre Gesù, insieme con san Giuseppe, suo sposo e patrono della chiesa universale. Mentre recitiamo il santo rosario, avendo in mente le intenzioni di preghiera per la guarigione dei nostri malati, per i medici, per la crescita della fraternità universale (perché da soli non se ne esce…), dicevo, mentre preghiamo in questo mese il santo rosario, non dimentichiamo che le preghiere che diciamo sono vangelo da dire con le labbra ma soprattutto da mettere in pratica.

Come possiamo dire il Padre Nostro se non ci consideriamo fratelli e sorelle, come ripetere l’Ave Maria senza convertire il nostro cuore al battito materno e misericordioso del cuore di Maria? Al termine, pregheremo per la nostra città. Per Forlì. San Pellegrino era nato lo stesso anno di Dante Alighieri. È vissuto più a lungo del sommo poeta. Non so se si sono incontrati a Forlì, quando Dante ha soggiornato nella nostra città. In modo diverso, erano uomini di fede. E almeno per qualche anno, anche il Beato Marcolino era contemporaneo di loro due.

Ma tutti loro sono uomini di fede, che hanno abbracciato Cristo come il sole della loro vita, luce e guida della loro vita. Sono stati pazienti nelle vicende dolorose, senza perdersi di coraggio. Hanno avuto fiducia nel Signore che “è clemente e misericordioso, rimette i peccati e salva al momento della tribolazione”.

Cari forlivesi, chiediamo al Signore di avere la stessa pazienza e fortezza che ha animato san Pellegrino. Per superare questi tempi eccezionali, abbiamo bisogno di grandi virtù. Abbiamo bisogno di una fede forte e di una vera fraternità. Virtù che ha dimostrato di avere un grande forlivese come lui. San Pellegrino, prega per noi.