"Venerdì della misericordia" la preghiera del Vescovo per le vittime del coronavirus

 

La preghiera del Vescovo per le vittime del coronavirus

Venerdì 27 marzo i vescovi italiani si recano da soli a un cimitero della propria Diocesi per un momento di raccoglimento, veglia di preghiera e benedizione. L’intenzione è quella di affidare alla misericordia del Padre tutti i defunti di questa pandemia, nonché di esprimere anche in questo modo la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore. Il Vescovo di Forlì-Bertinoro ha pregato in mattinata nella chiesa del Suffragio, accolto dal rettore don Paolo Giuliani.

"In comunione con tutti i vescovi delle chiese che sono in Italia ha detto il Vescovo introducendo la preghiera alla quale era presente anche il sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini - ci troviamo qui nella chiesa del Suffragio voluta dai forlivesi per i defunti, in particolare per le vittime di tutte le guerre, per pregare per i defunti della nostra terra forlivese di queste ultime settimane e per i loro famigliari. Oggi esprimiamo qui anzitutto la nostra sincera e profonda solidarietà con quanti sono feriti negli affetti più cari per la morte di tanti fratelli a causa della pandemia di Corona-Virus. Molte famiglie non hanno potuto dare una carezza o un saluto ai loro cari in ospedale, non hanno potuto stringersi intorno ai loro defunti nella celebrazione delle esequie. Davanti a tanto dolore, la nostra preghiera è un atto di fede nella comunione di vita che neanche la morte può spezzare.

Per quanto sconvolti e disorientati, noi crediamo fermamente nel Signore Gesù Cristo, che ha detto: “Chi crede in me non morirà in eterno”. Questa è la fede e la speranza che ognuno di noi porta nel cuore e che vogliamo alimentare con la preghiera".

La preghiera si è conclusa con l'invocazione alla Patrona di Forlì: "O Maria, Madonna del Fuoco tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo forlivese, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova. Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen".

 

 

Omelia nella festa dell'Annunciazione

È con particolare attenzione che abbiamo letto oggi questo brano. Non è un brano qualsiasi e non è un episodio come gli altri.

Di certo Maria sperimenta in modo del tutto inaspettato un avvenimento singolare, inedito ed esclusivo, destinato a lei soltanto. Questo incontro misterioso, unico, sconvolgente, le ha letteralmente cambiato la vita. La sua vita era probabilmente in certi momenti movimentata e in altri più tranquilla, ma comunque una vita con tutti i canoni della normalità. Non era di certo facile vivere a Nazareth, cittadina ai confini della Galilea, sempre minacciata di venir spazzata via da qualche pericolo. Gerusalemme era lontana e gli abitanti di Nazareth, come tutti i poveri, non avevano la possibilità di difendersi. Nonostante questo, tuttavia, la vita di Maria era per altri versi tranquilla. Sapeva, ad esempio, cosa l’aspettava. Era promessa sposa di un uomo giusto e buono, che l’avrebbe protetta. Sebbene molto giovane, stava già pensando di farsi una famiglia.

E invece un angelo, un messaggero, le cambia per sempre la vita.

Dicevo che non è un episodio come gli altri per Maria, ma questo vale anche per noi.

Il sì di Maria, infatti, ha cambiato anche la nostra vita. È la scintilla che ha aperto la porta all’ingresso nel mondo del Figlio di Dio.

Oggi potremmo cercare le innumerevoli pitture che hanno ritratto questo incontro tra Dio creatore e la sua creatura, parole queste usate da Dante per descrivere Maria (oggi, lo ricordo, è la giornata nazionale a Dante dedicata); e sempre di Dante sono le parole dell’inno che la chiesa prega nel Comune della vergine:

“tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura”.

(Tu sei colei che nobilitò a tal punto la natura umana, che Colui che creò questa natura non disdegnò di diventare Egli stesso creatura).

Dovremmo tutti restare in silenzio, a guardare questi quadri e ad immaginare i pensieri di Maria (qualche sua parola la conosciamo già); e potremmo anche cercare di immaginare i pensieri dell’angelo, la sua non era solo una qualunque consegna da fare.

E potremmo infine cercare di immaginare i pensieri di Dio. Sì, proprio così, i pensieri di Dio. Come ha avuto il coraggio di credere così tanto nell’uomo? Come ha avuto il coraggio di credere e puntare tutto su una ragazzina, povera e poco stimata, come accadeva a tutte le donne del suo tempo (ma non solo allora), così dominate da un mondo maschilista?

Aveva ragione il Card. Martini quando riconosceva la sua incapacità di commentare questo brano. Solo il silenzio lo poteva accogliere…

Quello che ha vissuto Maria, capita anche oggi nelle storie di vocazione. Vocazioni al matrimonio come Maria, ma anche vocazioni alla vita consacrata. In entrambi i casi, sono vite sconvolte dall’amore.

In questi giorni di forzata convivenza 24 ore su 24, l’amore può trovare nuove energie, nuove scoperte, nuove sorprese, stando accanto a una persona che pensavamo già di conoscere. Ci si conosce e ci si ama, anche nei conflitti. E certamente ce ne sono stati. Non è facile vivere insieme per così tanto tempo. Ci vuole tanto amore e tanta pazienza.

Ma lo stesso vale anche nelle vocazioni alla vita consacrata, vissute in comunità. Se non c’è amore per Dio, per i fratelli, per le sorelle, non si può stare insieme. Per questo anche la vita di comunità religiosa non è facile. E forse questi tempi hanno qualcosa da insegnarci.

Il sì a Dio è sì all’uomo. È condivisione profonda.

Ecco, l’atto di fede più vero e profondo è quello di Dio che si fa uomo. Dio viene a condividere la nostra vita.

In questi interminabili giorni, privati dai riti e dalle celebrazioni, così belle quando sono belle, ricordiamoci dell’annunciazione, dell’incarnazione di Dio che non entra in un tempio, ma entra nel grembo di una vergine. E cammina con Lei.

Se Dio si è fatto uomo è perché c’era bisogno di salvare il mondo. C’era una epidemia di egoismo, una prepotenza del male che avviliva le creature.

Il progetto di Dio, affidato a Maria, consegnato nelle mani di Maria, in mani che sembravano troppo fragili e troppo deboli, ha significato il rinnovamento dell’umanità.

“Eccomi, sono la serva del Signore”. Fra poco tutti ci affideremo a Maria, alla sua preghiera, al suo amore di Madre, alla sua materna protezione. Come tanti di tante generazioni si sono a lei affidati.

Ma, prima di affidarci, ricordiamoci che Lei si è totalmente e senza riserve affidata a Dio e ci è stata affidata da suo Figlio. “Donna, ecco tuo Figlio”.

“Eccomi, sono la serva del Signore.” Stupisce come questo evento così rivoluzionario, resterà in verità nascosto per mesi, anzi per anni. Tutto sembra continuare come prima.

La nostra preghiera, il nostro affidarci a Dio, il nostro amare il fratello, sembra non incidere per niente sulla storia degli uomini, come i gesti umili di una serva, di una collaboratrice. Sembrano poca cosa. Accade anche in questi giorni, nei quali un virus mortale impazza e infierisce e sembra che niente e nessuno sia capace di fermarlo e di vincerlo; solo i gesti d’amore e di responsabilità individuale e collettiva alla lunga lo vinceranno.

Pur nella tragedia, ci illuminano gesti di straordinaria generosità. Ho telefonato domenica pomeriggio ad un amico di Bergamo che mi raccontava un fatto poi uscito anche sui giornali. I parrocchiani avevano regalato un respiratore al loro parroco malato; in ospedale, egli a sua volta lo ha regalato ad uno che ne aveva più bisogno. Il parroco domenica sera è morto. Mi ha fatto venire in mente l’esempio di Padre Kolbe. L’umanità vincerà e saprà resistere al male. Resistenza sempre, ci ricordavano quelli dell’Anpi. Se è guerra, allora c’è bisogno di resistenza. Come Maria. Che davanti al male di allora, non si è chiesta cosa potesse fare proprio lei di fronte a tutti i problemi del mondo, ma ha risposto “Eccomi, sono la serva del Signore”.

Silenzio, preghiera (pregheremo il Padre nostro insieme a papa Francesco a mezzogiorno e questa sera il rosario alle 21), solidarietà concreta di tanti volontari che portano la spesa a casa agli infermi (ma invito tutti i nipoti a telefonare ogni giorno ai nonni).

Sono segno del dono di sé al progetto di Dio e amore verso l’umanità concreta, sono segnali e indicazioni molto utili per noi anche oggi e speranza per il futuro. Non solo dobbiamo invocare Maria, affidarci a Lei, ma dobbiamo anche imitarla, nelle nostre case e nel contesto drammatico che stiamo vivendo.

+Livio vescovo

 

Indicazioni per la confessione individuale in tempo di emergenza sanitaria

Cari fratelli e sorelle,

tanti di voi desiderano accostarsi al sacramento della Riconciliazione, ma chiedono se e come è possibile farlo in questo periodo difficile. Ad utilità dei sacerdoti e di tutti voi, sentito il parere dell’Ufficio Liturgico Diocesano, riporto anzitutto le indicazioni date dalla CEI a questo proposito il 17 marzo:

a. Qualora sia amministrato nei luoghi di culto avvenga in luoghi ampi ed areati. Nell’ascolto delle confessioni si mantenga la distanza tra il ministro e il penitente di almeno un metro, chiedendo agli altri fedeli presenti in chiesa di allontanarsi per garantire la dovuta riservatezza. A protezione del penitente e propria, il sacerdote indossi una mascherina protettiva idonea.

b. Per la confessione auricolare nella casa di un ammalato o di persona anziana il sacerdote assuma le medesime precauzioni indicate per la Riconciliazione nei luoghi di culto, mantenendo la necessaria distanza dal penitente. Si eviti di stringere la mano prima di congedarsi dal penitente e per salutare i familiari o altre persone presenti nella casa.

c. Anche in questo caso, a protezione dell’ammalato o dell’anziano e propria, il sacerdote indossi una mascherina protettiva idonea.

D’altra parte, considerando la difficoltà di molti di voi a uscire di casa, desidero richiamare quanto detto da papa Francesco venerdì 20 marzo, ricollegandosi alla Tradizione della Chiesa e al Catechismo della Chiesa Cattolica (nn.1451-1452): «Se tu non trovi un sacerdote per confessarti parla con Dio, è tuo Padre, e digli la verità: “Signore ho combinato questo, questo, questo… Scusami”, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di Dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito, tornerai alla grazia di Dio». Invito quindi chi è impossibilitato a confessarsi a seguire questo suggerimento del papa: chiedere perdono a Dio con tutto il cuore per i propri peccati e pregare con l’Atto di dolore, in attesa di potersi confessare con il sacerdote quando le circostanze lo permetteranno.

Sulla scia della Tradizione, può essere utile, nel chiedere perdono, l’itinerario delle 5 vie di riconciliazione proposte da san Giovanni Crisostomo:

1. CONDANNA DEI PROPRI PECCATI: se condanni le tue colpe, il Signore ti libererà, e sarai più cauto nel ricadervi.

2. PERDONO DELLE OFFESE RICEVUTE: «Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi» (Mt 6, 14)

3. PREGHIERA: La preghiera frequente, fatta con fervore e sincerità, purifica il cuore.

4. ELEMOSINA: ricordarsi delle necessità altrui anche se non si hanno grandi mezzi, come la vedova che offrì i due spiccioli (Mc 12,41-44)

5. UMILTÀ: chi riconosce davvero i propri peccati e chiede perdono, non è più in condizione di adirarsi e inalberarsi con gli altri.

Rinnovando a ciascuno di voi i miei sentimenti di vicinanza, e confidando con voi nella misericordia del Padre, vi benedico di cuore.

Prepariamoci a vivere con fede e amore la prossima solennità dell’Annunciazione di Maria santissima.

Forlì, 23 marzo 2020

+ vescovo Livio

Galleria immagini:

  • Mons. Livio Corazza celebra la messa nella cappella dell'ospedale Morgagni-Pierantoni domenica 22 marzo



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