L'ingresso a Forl del nuovo vescovo, mons. Livio Corazza. I primi impegni

 

 

 

 

 

Domenica 22 aprile mons. Livio Corazza, nuovo vescovo di Forlì-Bertinoro, ha fato l’ingresso solenne in diocesi. E' stata una giornata di festa con tanti appuntamenti per mons. Corazza che al mattino ha visitato, in forma privata, la casa di riposo Zangheri, e i detenuti della casa circondariale.

Poi nella chiesa del Buon Pastore il pranzo con 200 ospiti delle mense della Caritas.

Nel pomeriggio lo attendevano in piazza Saffi i giovani della diocesi che lo hanno accompagnato fino alla basilica di San Mercuriale per l’omaggio al primo vescovo di Forlì.

Da San Mercuriale mons. Corazza, sempre accompagnato dai giovani, si è recato davanti al Municipio per ricevere il saluto delle autorità a nome delle quali ha parlato il sindaco di Forlì, Davide Drei. Dal Municipio è partito poi il corteo che ha accompagnato il nuovo vescovo in Cattedrale. Qui la messa solenne iniziata con la lettura del decreto di nomina e l’insediamento di mons. Corazza sulla sedia della presidenza. Mons. Corazza ha tenuto quindi l’omelia.

 

I primi impegni

Dopo l’ingresso in diocesi una fitta agenda di appuntamenti attende mons. Livio Corazza che mercoledì 25, alle 9.30, parteciperà in piazza Saffi alle celebrazioni in occasione dell’anniversario della Liberazione e venerdì 27, alle 11, visiterà l’ospedale Morgagni-Pierantoni.

Sabato 28, alle 16, celebrerà la messa a Predappio, in occasione della giornata diocesana degli anziani e ammalati.

Domenica 29, alle 10.30, celebrerà la messa nella parrocchia di Santa Caterina da Siena, in occasione della festa della patrona, mentre alle 17 amministrerà il sacramento della cresima a Civitella.

Lunedì 30, alle 21, a San Giuseppe Artigiano, presiederà la veglia di preghiera dei lavoratori, martedì 1 maggio, alle 10.30, celebrerà la messa solenne per la festa di San Pellegrino Laziosi nella basilica di piazza Morgagni e mercoledì 2 alle 17, nell’aula 12 Teaching Hub del Campus Universitario interverrà alla presentazione del Report 2017 della Caritas.

Giovedì 3 maggio, alle 9.30 in seminario incontrerà i sacerdoti della diocesi e domenica 6, alle 11, presiederà la messa al santuario della Madonna del Lago, in occasione della annuale festa mariana.

 

Il saluto alle autorità e alla città in piazza Saffi

Innanzitutto grazie per la vostra accoglienza e le parole che il sindaco, a nome di tutti, ha voluto rivolgermi in questo momento così importante per me e per la chiesa di Forlì-Bertinoro. L’incontro avviene nel segno della continuità dei buoni rapporti di stima e collaborazione fra la chiesa e le Istituzioni della città e della provincia forlivese. Colgo anche questa occasione per ringraziare per la sensibilità e la generosità dimostrate dal vescovo Lino, in questi anni che so essere stati di vera e profonda collaborazione.

“La Romagna è accogliente, ti troverai bene”, mi hanno sempre detto in questi mesi i miei ex-parrocchiani e compaesani di Concordia – Pordenone. Questa accoglienza rende più facile diventare romagnoli. Come lo sono diventati, in breve tempo, anche coloro che sono qui immigrati, da altre zone d’Italia o del mondo, per motivi familiari, di lavoro o a causa di situazioni difficili nei paesi d’origine.

Per quel mi riguarda, in realtà, più che un immigrato sono uno che torna a casa, se è vero che Forlì deriva dal latino: Forum Livii. Ben ritrovati!

Ci sono tante risorse ma anche delle criticità che toccano, in particolare, il mondo del lavoro, il mondo giovanile e le famiglie. Cercheremo di continuare a collaborare per il bene comune, pur nella distinzione dei compiti e degli ambiti di competenza, ma anche senza tirarci indietro nel compiere ciascuno il proprio dovere, per il bene di tutti e di ciascuno.

Il pericolo più grave è l’indifferenza, la frantumazione, l’isolamento: non possiamo permettercelo.

Un occhio particolare per i giovani che sono una minoranza nella società (una volta non lo erano) ma costituiscono il presente e il futuro. Non è vero che i giovani sono solo il futuro: sono già qui! Come abbiamo visto prima, non lasciamoli ai margini della società e della chiesa.

Diceva Papa Francesco nella Laudato si’: «La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine» (Enc. Laudato si’, 178).

La diocesi continuerà nell’impegno a sostenere la formazione all’impegno sociale e politico per far crescere cittadini capaci di partecipare. Ricordiamo la testimonianza del senatore Roberto Ruffilli e il suo “Il cittadino come arbitro”. Anche il presidente della Repubblica, nel trentennale del suo omicidio, ce lo ha ricordato pochi giorni fa. Un omicidio che ha posto fine alla vita di grande uomo e cattolico, ma che anche è stata l’occasione del riscatto di tutti, se è vero, come è vero, che decine di forlivesi spontaneamente vollero contribuire con la loro testimonianza alle indagini.

Non voglio concludere ignorando una fotografia che è presente in questa piazza e che testimonia la necessità di giustizia nel mondo e la pazienza nel chiederla e pretenderla; mi riferisco alla foto di un mio corregionale, quella di Giulio Regeni. Non dimentichiamolo! Grazie ancora a tutte le autorità civili e militari per essere qui e per continuare a starmi vicino con la passione e la volontà di impegno per la crescita umana e sociale di tutti. E Grazie a tutti i forlivesi: buona vita!

 

Omelia in Cattedrale

Carissimi fratelli e sorelle, è grande la gioia che mi accompagna in questo momento: finalmente sono tra voi!

L’inizio del mio ministero episcopale prende avvio con una coincidenza davvero provvidenziale, entusiasmante ed impegnativa nello stesso tempo.

Oggi infatti celebriamo la Quarta Domenica di Pasqua, detta “Domenica del Buon Pastore”, che ogni anno ci invita a riscoprire, con stupore sempre nuovo, questa descrizione che Gesù ha dato di se stesso, rileggendola alla luce della sua passione, morte e risurrezione.

Non solo: oggi è anche la 55a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (“Dammi un cuore che ascolta”). Chiediamo dunque al Signore che ci siano persone capaci di rispondere con generosità alla sua chiamata, donando la propria vita per amore, a imitazione di Cristo, pastore buono e bello.

Gesù si definisce pastore.

«Il buon pastore offre la vita per le pecore» (Gv 10,11): queste parole si sono realizzate pienamente quando Cristo, obbedendo liberamente alla volontà del Padre, si è immolato sulla Croce. Allora è diventato completamente chiaro che cosa significa che Egli è “il buon pastore”: è colui che dà la vita, che offre la sua vita in sacrificio e per amore per tutti noi: per te, per me, per tutti!

Gesù non è semplicemente un pastore: è il pastore buono. Ed è buono perché conosce e ama le pecore. Le conosce bene. Le conosce per nome. Più volte viene ripetuta questa frase.

È mio compito, se voglio imitare e incarnare il buon pastore, conoscere i singoli e le comunità. In una società senza memoria e caratterizzata dalla fretta, dare il tempo necessario all’ascolto e mettersi nei panni dell’altro non è scontato. Significa creare uno stile nuovo nelle relazioni.

Chiedo aiuto per questo a tutti voi, in particolare ai giovani: aiutatemi a vivere per primo lo stile dell’ascolto. A restare sempre connesso.

Ascoltare non vuol dire solo recepire delle parole, dei messaggi; ascoltare significa entrare in confidenza con una persona, in una relazione di amicizia; significa comprendere, con l’intelligenza, con il cuore; significa essere pronti ad ospitare, ma anche disposti ad essere ospitati e quindi ad avere un cuore di povero. Ascolto di chi? Ascolto del pastore buono, innanzitutto.

Il mio desiderio è che in ogni comunità ci sia un luogo, uno spazio, un tempo per la lettura e l’ascolto comunitario del Vangelo.

Che introduca alla sua proclamazione durante la celebrazione eucaristica. Il Vangelo è una sorgente inesauribile a cui attingere quotidianamente l’acqua viva, che ristora la nostra esistenza.

Ascoltare, discernere e vivere, sono le tre parole che Papa Francesco ci suggerisce nel suo messaggio per questa giornata di preghiera per le vocazioni.

Se sapremo ascoltare il Signore, ascoltare i bisogni dei poveri, ascoltarci reciprocamente, con pazienza e disponibilità, sapremo creare una comunione solida e fraterna.

Dopo l’ascolto, qual è il compito del Pastore? Difendere e tenere unito il gregge. Far camminare tutti e insieme! È quello che cercherò di fare. Ma per far questo c’è bisogno della responsabilità di tutti, mettendosi a servizio gli uni degli altri.

Ognuno sia disposto a seguire la chiamata che il Signore gli ha riservato, ognuno pronto a pronunciare ogni giorno il suo sì.

Il vero pericolo è l’indifferenza.

Il Signore bussa in molti modi alla porta della nostra vita: se gli apriamo, se lo facciamo sedere alla nostra tavola, se intendiamo la sua voce, se lo ascoltiamo e mettiamo in pratica la sua parola, egli ci dona una pienezza e una gioia sconosciuta. Nonostante la nostra fragilità e i nostri limiti, egli si serve di noi per portare consolazione e speranza.

E’ l’esperienza che mi rincuora in questo momento che vivo con fiducia, ma anche con “timore e tremore”. Nella mia storia personale ho scoperto che dire di sì al Signore è sempre la scelta giusta, anche quando la proposta che mi veniva fatta era esigente. Da quando sono diventato presbitero ho sempre detto di sì ai diversi incarichi e servizi che di volta in volta mi venivano proposti. Ed è con tanta trepidazione che ho detto di sì anche a questo nuovo servizio come vescovo nella Chiesa di Forlì – Bertinoro.

Questa disponibilità mi dà ancora più coraggio di chiedere a tutti voi di dire il vostro sì al Signore.

Per questo chiedo agli adulti, alle mamme, ai papà, di testimoniare il Vangelo in famiglia, nel posto di lavoro, lì dove si trovano a svolgere un ruolo, ad esercitare una responsabilità, nei diversi ambiti della vita

umana, dall’economia alla cultura, dalla sanità all’amministrazione, all’educazione e alla politica.

Si rendano disponibili anche ad educare alla fede nei percorsi catechistici che la comunità cristiana predispone in parrocchia per ragazzi, per giovani e per adulti.

Per questo chiedo ai giovani di considerare le loro capacità, le loro competenze, i doni che hanno ricevuto come qualcosa non da sfruttare solo a proprio vantaggio, ma come un tesoro prezioso affidato ad ognuno per la gioia di tutti.

La Chiesa di Forlì-Bertinoro può contare su tanti testimoni esemplari, cristiani e cristiane che in epoche diverse, hanno pronunciato il loro sì, si sono impegnati, hanno lasciato un segno nella storia di questo popolo, a partire dai primi vescovi, san Mercuriale e san Rufillo, che cercavano di mettere pace in mezzo ai conflitti che dilaniavano il territorio. E poi, i santi Pellegrino e sant’Ellero. Ci sono i tanti beati. C’è una lunga storia che ci sostiene e ci incoraggia e che è continuata in tempi a noi più vicini. Ricordo solo il ramo femminile della via alla santità forlivese: le venerabili Benedetta Bianchi Porro (nel giorno della sua nascita al cielo sono stato eletto vescovo), Madre Clelia Merloni (che verrà proclamata Beata il 3 novembre a Roma,) Madre Serafina Farolfi, e la testimone di Dio Annalena Tonelli…

Santi, Beati, Venerabili, Servi di Dio e Testimoni che come stelle brillano nel cielo e nei cuori dei forlivesi e bertinoresi e ci indicano il cammino.

Con il loro esempio e la loro intercessione, vogliamo oggi, anche noi imitarli, per rendere vivo e presente l’amore di Dio nel terzo millennio, fra le genti della Romagna.

Non vogliamo lasciarli alle biografie e nelle biblioteche, ma seguirli sulla via del dono e del servizio. Come ci ha detto Papa Francesco nell’ultima esortazione apostolica Gaudete et Exsultate: «Ciascun santo è un messaggio che lo Spirito trae dalla ricchezza di Gesù Cristo e dona al suo popolo» (n. 21). «Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita» (n. 24).

Adesso che sono qui tra voi, sento più che mai il bisogno della vostra preghiera. Non smettete di pregare per me perché sia tra voi un autentico pastore: che accetta di mettersi davanti per guidare e che raggiunge chi sta indietro perché non si scoraggi, che procede col passo delle comunità, senza fughe in avanti, ma non rinuncia a ridestare l’entusiasmo e la voglia di affrettarsi.

Concludo con i ringraziamenti.

Grazie ai confratelli vescovi e ai sacerdoti qui presenti. Vi sento davvero nel cuore.

Ai fedeli delle parrocchie di Concordia, Teson e Sindacale, di Pordenone, di Maniago, di Porcia, di Fiume Veneto e di Orcenico, agli amici delle Caritas e a tutti agli amici della diocesi di Concordia-Pordenone, che mi hanno accompagnato anche oggi, un enorme grazie e la domanda di continuare a pregare per me.

Ringrazio voi tutti della chiesa di Forlì- Bertinoro per la bellissima accoglienza che fin dal primo momento mi avete riservato.

Un grazie di cuore a mons. Lino Pizzi, per le sue premure, per la sua semplicità e determinazione. Un grazie sincero al vicario generale e a tutti i preti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e a tutti i laici che in questi mesi ho incontrato, che mi hanno scritto, che si sono fatti vivi.

Grazie alle autorità che sono intervenute sia di Concordia-Pordenone che dell’Emilia Romagna.

Grazie ai rappresentanti delle confessioni cristiane e di altre religioni la loro presenza mi onora e mi impegna a continuare a camminare insieme nella fraternità.

Un pensiero speciale a tutti i forlivesi che sono lontano per studio o per lavoro, e a tutti i malati e gli infermi che da casa ci seguono anche con i mezzi audio televisivi: li sentiamo, in questo momento, quanto mai vicini a noi.

Continuiamo a camminare insieme nel nome del Signore, restiamo uniti, sempre, sostenuti da Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, così tanto cara a tutti i fedeli e alle popolazioni della terra di Romagna in particolare.

 

 

Il saluto alle autorità e alla città in piazza Saffi

Innanzitutto grazie per la vostra accoglienza e le parole che il sindaco, a nome di tutti, ha voluto rivolgermi in questo momento così importante per me e per la chiesa di Forlì-Bertinoro. L’incontro avviene nel segno della continuità dei buoni rapporti di stima e collaborazione fra la chiesa e le Istituzioni della città e della provincia forlivese. Colgo anche questa occasione per ringraziare per la sensibilità e la generosità dimostrate dal vescovo Lino, in questi anni che so essere stati di vera e profonda collaborazione.

“La Romagna è accogliente, ti troverai bene”, mi hanno sempre detto in questi mesi i miei ex-parrocchiani e compaesani di Concordia – Pordenone. Questa accoglienza rende più facile diventare romagnoli. Come lo sono diventati, in breve tempo, anche coloro che sono qui immigrati, da altre zone d’Italia o del mondo, per motivi familiari, di lavoro o a causa di situazioni difficili nei paesi d’origine.

Per quel mi riguarda, in realtà, più che un immigrato sono uno che torna a casa, se è vero che Forlì deriva dal latino: Forum Livii. Ben ritrovati!

Ci sono tante risorse ma anche delle criticità che toccano, in particolare, il mondo del lavoro, il mondo giovanile e le famiglie. Cercheremo di continuare a collaborare per il bene comune, pur nella distinzione dei compiti e degli ambiti di competenza, ma anche senza tirarci indietro nel compiere ciascuno il proprio dovere, per il bene di tutti e di ciascuno.

Il pericolo più grave è l’indifferenza, la frantumazione, l’isolamento: non possiamo permettercelo.

Un occhio particolare per i giovani che sono una minoranza nella società (una volta non lo erano) ma costituiscono il presente e il futuro. Non è vero che i giovani sono solo il futuro: sono già qui! Come abbiamo visto prima, non lasciamoli ai margini della società e della chiesa.

Diceva Papa Francesco nella Laudato si’: «La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine» (Enc. Laudato si’, 178).

La diocesi continuerà nell’impegno a sostenere la formazione all’impegno sociale e politico per far crescere cittadini capaci di partecipare. Ricordiamo la testimonianza del senatore Roberto Ruffilli e il suo “Il cittadino come arbitro”. Anche il presidente della Repubblica, nel trentennale del suo omicidio, ce lo ha ricordato pochi giorni fa. Un omicidio che ha posto fine alla vita di grande uomo e cattolico, ma che anche è stata l’occasione del riscatto di tutti, se è vero, come è vero, che decine di forlivesi spontaneamente vollero contribuire con la loro testimonianza alle indagini.

Non voglio concludere ignorando una fotografia che è presente in questa piazza e che testimonia la necessità di giustizia nel mondo e la pazienza nel chiederla e pretenderla; mi riferisco alla foto di un mio corregionale, quella di Giulio Regeni. Non dimentichiamolo! Grazie ancora a tutte le autorità civili e militari per essere qui e per continuare a starmi vicino con la passione e la volontà di impegno per la crescita umana e sociale di tutti. E Grazie a tutti i forlivesi: buona vita!

 

 

 

Omelia in Cattedrale

Carissimi fratelli e sorelle, è grande la gioia che mi accompagna in questo momento: finalmente sono tra voi!

L’inizio del mio ministero episcopale prende avvio con una coincidenza davvero provvidenziale, entusiasmante ed impegnativa nello stesso tempo.

Oggi infatti celebriamo la Quarta Domenica di Pasqua, detta “Domenica del Buon Pastore”, che ogni anno ci invita a riscoprire, con stupore sempre nuovo, questa descrizione che Gesù ha dato di se stesso, rileggendola alla luce della sua passione, morte e risurrezione.

Non solo: oggi è anche la 55a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (“Dammi un cuore che ascolta”). Chiediamo dunque al Signore che ci siano persone capaci di rispondere con generosità alla sua chiamata, donando la propria vita per amore, a imitazione di Cristo, pastore buono e bello.

Gesù si definisce pastore.

«Il buon pastore offre la vita per le pecore» (Gv 10,11): queste parole si sono realizzate pienamente quando Cristo, obbedendo liberamente alla volontà del Padre, si è immolato sulla Croce. Allora è diventato completamente chiaro che cosa significa che Egli è “il buon pastore”: è colui che dà la vita, che offre la sua vita in sacrificio e per amore per tutti noi: per te, per me, per tutti!

Gesù non è semplicemente un pastore: è il pastore buono. Ed è buono perché conosce e ama le pecore. Le conosce bene. Le conosce per nome. Più volte viene ripetuta questa frase.

È mio compito, se voglio imitare e incarnare il buon pastore, conoscere i singoli e le comunità. In una società senza memoria e caratterizzata dalla fretta, dare il tempo necessario all’ascolto e mettersi nei panni dell’altro non è scontato. Significa creare uno stile nuovo nelle relazioni.

Chiedo aiuto per questo a tutti voi, in particolare ai giovani: aiutatemi a vivere per primo lo stile dell’ascolto. A restare sempre connesso.

Ascoltare non vuol dire solo recepire delle parole, dei messaggi; ascoltare significa entrare in confidenza con una persona, in una relazione di amicizia; significa comprendere, con l’intelligenza, con il cuore; significa essere pronti ad ospitare, ma anche disposti ad essere ospitati e quindi ad avere un cuore di povero. Ascolto di chi? Ascolto del pastore buono, innanzitutto.

Il mio desiderio è che in ogni comunità ci sia un luogo, uno spazio, un tempo per la lettura e l’ascolto comunitario del Vangelo.

Che introduca alla sua proclamazione durante la celebrazione eucaristica. Il Vangelo è una sorgente inesauribile a cui attingere quotidianamente l’acqua viva, che ristora la nostra esistenza.

Ascoltare, discernere e vivere, sono le tre parole che Papa Francesco ci suggerisce nel suo messaggio per questa giornata di preghiera per le vocazioni.

Se sapremo ascoltare il Signore, ascoltare i bisogni dei poveri, ascoltarci reciprocamente, con pazienza e disponibilità, sapremo creare una comunione solida e fraterna.

Dopo l’ascolto, qual è il compito del Pastore? Difendere e tenere unito il gregge. Far camminare tutti e insieme! È quello che cercherò di fare. Ma per far questo c’è bisogno della responsabilità di tutti, mettendosi a servizio gli uni degli altri.

Ognuno sia disposto a seguire la chiamata che il Signore gli ha riservato, ognuno pronto a pronunciare ogni giorno il suo sì.

Il vero pericolo è l’indifferenza.

Il Signore bussa in molti modi alla porta della nostra vita: se gli apriamo, se lo facciamo sedere alla nostra tavola, se intendiamo la sua voce, se lo ascoltiamo e mettiamo in pratica la sua parola, egli ci dona una pienezza e una gioia sconosciuta. Nonostante la nostra fragilità e i nostri limiti, egli si serve di noi per portare consolazione e speranza.

E’ l’esperienza che mi rincuora in questo momento che vivo con fiducia, ma anche con “timore e tremore”. Nella mia storia personale ho scoperto che dire di sì al Signore è sempre la scelta giusta, anche quando la proposta che mi veniva fatta era esigente. Da quando sono diventato presbitero ho sempre detto di sì ai diversi incarichi e servizi che di volta in volta mi venivano proposti. Ed è con tanta trepidazione che ho detto di sì anche a questo nuovo servizio come vescovo nella Chiesa di Forlì – Bertinoro.

Questa disponibilità mi dà ancora più coraggio di chiedere a tutti voi di dire il vostro sì al Signore.

Per questo chiedo agli adulti, alle mamme, ai papà, di testimoniare il Vangelo in famiglia, nel posto di lavoro, lì dove si trovano a svolgere un ruolo, ad esercitare una responsabilità, nei diversi ambiti della vita

umana, dall’economia alla cultura, dalla sanità all’amministrazione, all’educazione e alla politica.

Si rendano disponibili anche ad educare alla fede nei percorsi catechistici che la comunità cristiana predispone in parrocchia per ragazzi, per giovani e per adulti.

Per questo chiedo ai giovani di considerare le loro capacità, le loro competenze, i doni che hanno ricevuto come qualcosa non da sfruttare solo a proprio vantaggio, ma come un tesoro prezioso affidato ad ognuno per la gioia di tutti.

La Chiesa di Forlì-Bertinoro può contare su tanti testimoni esemplari, cristiani e cristiane che in epoche diverse, hanno pronunciato il loro sì, si sono impegnati, hanno lasciato un segno nella storia di questo popolo, a partire dai primi vescovi, san Mercuriale e san Rufillo, che cercavano di mettere pace in mezzo ai conflitti che dilaniavano il territorio. E poi, i santi Pellegrino e sant’Ellero. Ci sono i tanti beati. C’è una lunga storia che ci sostiene e ci incoraggia e che è continuata in tempi a noi più vicini. Ricordo solo il ramo femminile della via alla santità forlivese: le venerabili Benedetta Bianchi Porro (nel giorno della sua nascita al cielo sono stato eletto vescovo), Madre Clelia Merloni (che verrà proclamata Beata il 3 novembre a Roma,) Madre Serafina Farolfi, e la testimone di Dio Annalena Tonelli…

Santi, Beati, Venerabili, Servi di Dio e Testimoni che come stelle brillano nel cielo e nei cuori dei forlivesi e bertinoresi e ci indicano il cammino.

Con il loro esempio e la loro intercessione, vogliamo oggi, anche noi imitarli, per rendere vivo e presente l’amore di Dio nel terzo millennio, fra le genti della Romagna.

Non vogliamo lasciarli alle biografie e nelle biblioteche, ma seguirli sulla via del dono e del servizio. Come ci ha detto Papa Francesco nell’ultima esortazione apostolica Gaudete et Exsultate: «Ciascun santo è un messaggio che lo Spirito trae dalla ricchezza di Gesù Cristo e dona al suo popolo» (n. 21). «Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita» (n. 24).

Adesso che sono qui tra voi, sento più che mai il bisogno della vostra preghiera. Non smettete di pregare per me perché sia tra voi un autentico pastore: che accetta di mettersi davanti per guidare e che raggiunge chi sta indietro perché non si scoraggi, che procede col passo delle comunità, senza fughe in avanti, ma non rinuncia a ridestare l’entusiasmo e la voglia di affrettarsi.

Concludo con i ringraziamenti.

Grazie ai confratelli vescovi e ai sacerdoti qui presenti. Vi sento davvero nel cuore.

Ai fedeli delle parrocchie di Concordia, Teson e Sindacale, di Pordenone, di Maniago, di Porcia, di Fiume Veneto e di Orcenico, agli amici delle Caritas e a tutti agli amici della diocesi di Concordia-Pordenone, che mi hanno accompagnato anche oggi, un enorme grazie e la domanda di continuare a pregare per me.

Ringrazio voi tutti della chiesa di Forlì- Bertinoro per la bellissima accoglienza che fin dal primo momento mi avete riservato.

Un grazie di cuore a mons. Lino Pizzi, per le sue premure, per la sua semplicità e determinazione. Un grazie sincero al vicario generale e a tutti i preti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e a tutti i laici che in questi mesi ho incontrato, che mi hanno scritto, che si sono fatti vivi.

Grazie alle autorità che sono intervenute sia di Concordia-Pordenone che dell’Emilia Romagna.

Grazie ai rappresentanti delle confessioni cristiane e di altre religioni la loro presenza mi onora e mi impegna a continuare a camminare insieme nella fraternità.

Un pensiero speciale a tutti i forlivesi che sono lontano per studio o per lavoro, e a tutti i malati e gli infermi che da casa ci seguono anche con i mezzi audio televisivi: li sentiamo, in questo momento, quanto mai vicini a noi.

Continuiamo a camminare insieme nel nome del Signore, restiamo uniti, sempre, sostenuti da Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, così tanto cara a tutti i fedeli e alle popolazioni della terra di Romagna in particolare.

 



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