Percorso Biblico diocesano: prossimo appuntamento lunedž 17 dicembre

L'Officina di Fraternità
 

 

 

Chiamati alla fraternità cristiana
“Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” Mt.23,8
La relazione di mons. Corazza al secondo incontro di Coriano

 

Premesse

- Innanzitutto grazie per la disponibilità, l’accoglienza, il clima di vera fraternità che ho vissuto in questi mesi.

- La proposta del tema non è conseguenza di una mancanza, ma di una realtà promettente, da custodire, riscoprire, consolidare… in linea con quanto Papa Francesco sta chiedendo alla chiesa tutta.

- Non è un piano pastorale: è il fondamento del nostro esistere. Punto di partenza e di arrivo costantemente attivati e vissuti. La fraternità cristiana è speranza per il mondo. In un mondo secolarizzato offriamo una nuova fraternità, più consapevole e vera. Rileggiamo la nostra comunità per il presente e per il futuro con la bussola della fraternità.

- È un valore, la fraternità, di cui sente bisogno anche la società civile. È un servizio al mondo chiarire e diffondere la fraternità. È la parente povera della rivoluzione francese. La libertà e l'uguaglianza sono declinate in mille modi e in mille occasioni. Mai si sente parlare o appellarsi alla fraternità. Eppure, senza di essa, perdono senso anche gli altri due valori. La libertà senza uguaglianza e fraternità è egoismo devastante alla fine per la stessa persona che cerca libertà. L’uguaglianza senza libertà è dittatura. La fraternità senza libertà e uguaglianza è vuoto buonismo.

- Sono le prime parole che sentiamo in ogni occasione di incontro fra cristiani: fratelli e sorelle, siamo qui riuniti, ecc. Talvolta le ascoltiamo con fastidio perché sono pronunciate come un semplice modo di dire. Non si sentono la verità e il peso di queste parole: fratelli e sorelle. Ma spesso sono di conforto e di impegno per chi si ritrova. E proprio perché non vogliamo che siano solo parole, cerchiamo di dirle e viverle con autenticità. Dire fratello e sorella è un atto di fede. L’atto di fede più importante e cuore del messaggio cristiano.

A. Introduzione e ripresa dell’intervento di fr. Enzo

La fraternità è un dono e il fondamento della nostra fede. Il vangelo di Gesù è l’annuncio della paternità divina. Tutti siamo fratelli e sorelle. Non solo i membri della mia famiglia, non solo i membri della mia nazione, non solo i membri della mia religione, ma tutti.

Abbiamo ascoltato da fr. Enzo i fondamenti biblici, non li diamo per scontati, li teniamo presenti, sono da rileggere e meditare periodicamente, insieme con la Parola di Dio quotidiana.

Siamo fratelli e sorelle perché figli dello stesso Padre ed entrati a far parte della famiglia di Dio dal giorno del Battesimo.

La fraternità è messa alla prova e anche contrastata o, addirittura, negata! È errato chiedersi: “Chi è mio fratello?”. È invece giusto chiedersi: “Di chi oggi il Signore mi chiama a farmi prossimo?”.

Papa Francesco, di continuo, ci domanda di custodire la fraternità contro appartenenze ecclesiali solo di testa, solo per fare e senza metterci il cuore. È il pericolo che egli diversifica in tre rami e che chiama neognosticismo, neopelagianesimo e clericalismo; sono pericoli che minano una vita ecclesiale solo intellettuale, impregnata solo di cose da fare, solo colmata di ruoli che non hanno a che fare con la fraternità di cui parla il vangelo!

 

B. Fratello nelle parole e nella vita di Gesù

Gesù ha voluto mostrare di essere fratello di tutti: “Ogni volta che avete fatto questo a uno dei miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me” Mt. 25.

Si ripete la visione dei discepoli sul monte Tabor: “Vedevano un uomo come prima, ma con la grazia della rivelazione da quel momento nell’umanità di Gesù potevano vedere Dio. I discepoli sono dunque invitati a un cammino che è ben riassunto in un detto di Gesù riportato da Clemente Alessandrino: “Hai visto tuo fratello, un uomo? Hai visto Dio” (Stromati I,19,94).

Nella chiesa nascente, la fraternità è fondamentale! La chiesa è una fraternità o non è la chiesa di Gesù! Questo è il criterio, la chiave per giudicare la fedeltà della chiesa al suo fondatore.

Facendo un salto ai nostri giorni, ricordiamo le felici espressioni della Nova Millennio Ineunte di Giovanni Paolo II, dove parla della chiesa come casa e scuola di comunione.

Per insegnare la comunione prima bisogna viverla.

E infine, due principi importanti maturati con Papa Francesco: la sussidiarietà e la sinodalità. Il primo, uno dei principi fondamentali dell’insegnamento sociale della chiesa (ma declinato poche volte dentro la chiesa), ricorda come tutti sono responsabili e ognuno deve fare la sua parte. Quando una cosa deve essere fatta da un discepolo, non la deve fare al suo posto un superiore nelle responsabilità.

Il principio della sinodalità richiama la volontà e la necessità di camminare insieme, di educare ed educarci alla fraternità. Di insegnare la fraternità.

Ecco allora il ruolo centrale della famiglia. Casa e scuola di comunione e di fraternità. Dove si educa alla fraternità. Ma anche dove la comunità cristiana impara la fraternità. La famiglia come risorsa. La comunità cristiana impara dalla famiglia a vivere concretamente la fraternità.

 

C. Riscopriamo la chiamata alla fraternità nelle nostre comunità

Diceva mons. Camera: “La chiesa non deve annunziare la buona novella, ma deve essere la buona novella, non annunciare la gioia, ma viverla, non annunciare la comunione ma essere una fraternità”.

Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire, scriveva ai cristiani di Magnesi: “Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero.” E continuava: “Ci sono alcun che hanno sì il nome del vescovo sulle labbra, ma poi fanno tutto senza di lui.”

Papa Francesco E.G., n.99: “Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). È quello che ha chiesto con intensa preghiera Gesù al Padre: «Siano una sola cosa… in noi… perché il mondo creda» (Gv 17,21).

 

La fraternità cristiana diventa allora la bussola per orientare il nostro cammino, la parola chiave che ci aiuta a ricercare il senso della nostra vita.

Ma dobbiamo chiederci: come possiamo oggi rendere credibile il vangelo della fraternità?

Tutto dovremmo rileggere con questa chiave. Ci soffermiamo in particolare su qualche punto, per un cammino di conversione pastorale e di rinnovamento.

1. L’eucaristia casa e scuola di comunione.

Icona: l’ultima cena…

La celebrazione eucaristica è la nostra carta d’identità. È il luogo del chi siamo, cosa facciamo, come ci consideriamo, che posto ha il Signore Gesù nella nostra vita e quale compito ha ciascuno di noi. Luogo di riconciliazione e di pace. Dove c’è Giuda e dove c’è Giovanni… e la sfida della comunione.

Attenzione a come le viviamo e le celebriamo. Non allontaniamo nessuno, con le nostre liturgie. Non allontaniamo i giovani. L’accusa troppo vasta della noia dobbiamo prenderla sul serio. Anche i pranzi di natale per i giovani possono essere noiosi, ma il clima di gioia e di festa deve prevalere.

Le nostre eucaristie, che celebriamo la domenica, sono veramente incontri di fratelli e sorelle? Sono luoghi di accoglienza e comunione per tutti?

Le nostre feste, la celebrazione dei sacramenti (battesimo, cresima, prima comunione, matrimoni…) sono luoghi di fraternità vera o sono, invece, celebrazione di gruppo che esclude tutti gli altri? Inoltre: siamo attenti a edificare una fraternità con tutti anche noi luoghi della città, della politica, delle relazioni con le altre religioni?

Rilanciamo il vangelo: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di una spada a doppio taglio …” Eb.4,12 Icona: il vangelo di Annalena.

Il vangelo affascina ancora, rendiamolo sempre più centrale nella nostra vita e proponiamolo. Non abbiamo altro da proporre.

Il vangelo non è un optional e non può essere secondo a nessuno.

Negli incontri di catechismo, nei consigli pastorali … partiamo dal vangelo.

La nostra celebrazione eucaristica sia preparata dalla lettura condivisa del vangelo.

I gruppi del vangelo sono anch’essi casa e scuola di comunione, un luogo dove è reale la presenza di Gesù nella Parola di Dio.

Per questo siamo chiamati a ritornare al vangelo, a vivere la nostra relazione con Dio mediante il vangelo.

Partiamo dall’approfondimento del vangelo della fraternità: FIGLI DEL PADRE, FRATELLI IN CRISTO. La Parola ci chiama a vivere la fraternità evangelica

2. Sinodalità.

a. Unità pastorali. Icona: un battesimo!

La necessità di confermare e migliorare la collaborazione pastorale fra parrocchie della stessa unità pastorale rende necessario elaborare un progetto comune, a partire dalle risorse e dalle opportunità e non solo dalle difficoltà e dai problemi. È ora di rompere gli indugi, di pensare al futuro, di lavorare per le nuove generazioni, di non pensare a difendere i diritti acquisiti, ma di chiedersi quale chiesa vogliamo lasciare ai figli e ai nipoti, quale fraternità da vivere nelle unità pastorali.

b. La qualità della vita fraterna nei gruppi. Il come stiamo insieme non è un altro contenuto, un qualcosa di diverso da ciò che testimoniamo! Mediante lo stile di fraternità rendiamo vive e reali le parole e i gesti dell’eucaristia. Non possiamo essere fratelli alla mensa della Parola e del Corpo e del Sangue e non esserlo nella concretezza del nostro modo di incontrarci. Dobbiamo dunque prendere in considerazione il livello di fraternità e comunione, di autenticità e verità, nei consigli pastorali parrocchiali e negli altri organismi di partecipazione. Icona: una scenetta di una riunione conflittuale o assonnata

Sono luoghi dove viviamo i valori della verità, della giustizia, dell’amore e della pace? Nella costruzione di una comunione fraterna?

E qual è la qualità delle nostre relazioni, fra preti, fra preti e laici, fra laici cristiani…?

Una signora mi diceva, nelle settimane scorse, a conclusione del racconto di diverse sue disavventure, che aveva sentito davvero la comunità come una famiglia...

Oh che bello sarebbe, se tanti potessero dire la stessa cosa!

3. La comunità fraterna: Una scialuppa per tutta la società

Di fronte ad una situazione dove spesso ognuno pensa agli affari suoi, salvo dopo lamentarsi quando si ritrova solo; di fronte a continui episodi di rifiuto dell’altro, di odio socializzato, di difesa ad oltranza dei propri interessi, credo che la fraternità cristiana sia una scialuppa di salvataggio, offerta a chi si sente solo (e chi non lo è, in fondo?), sia la necessità più profonda. Trovare un approdo e una mano amica salva davvero le persone dalla disperazione e dalla solitudine.

La chiesa (anche la mamma lo è) sarà anche piena di difetti e limiti, ma per tanti è l’unica porta a cui bussare, l’unica mano amica che ti solleva e ti conforta. La chiesa c’è sempre. In chiesa sei sempre a casa!

E dispiace quando non è così! Quando invece di farsi prossima gira le spalle o presenta un volto freddo e assente. È un tradimento! E in questi tempi sentiamo forte e doloroso il tradimento di alcuni uomini di chiesa che, invece di essere amici dei più deboli e dei piccoli, si sono fatti loro nemici.

Ma questi fatti non possono farci dimenticare due cose: che la chiesa non è affatto tutta così, per la massima parte è un porto sicuro. E che, anche per opera nostra, dovrà essere – sempre di più e sempre meglio – luogo di fraternità vera. Dove si è accolti solo per il fatto di essere uomo o donna, sei figlio di Dio e fratello e sorella!

Lo posso testimoniare anche personalmente: mi sono sentito subito a casa, in famiglia, dal giorno del mio ingresso in comunità. Eppure venivo da lontano, non conoscevo quasi nessuno. La comune fede, l’essermi messo a vostro servizio, ci ha fatto sentire fratelli e sorelle. E fratelli e sorelle lo si è per sempre.

Mi piacerebbe che tutti potessero sentirsi accolti, come sono stato accolto io. Camminiamo insieme sulla strada della comunione, avendo una particolare attenzione verso i poveri, le famiglie e i giovani. Le nostre comunità parrocchiali, le nostre associazioni, le nostre strutture hanno questo come scopo: vivere la fraternità cristiana.

4. I poveri

I poveri devono tornare al centro delle nostre comunità non perché noi siamo bravi ma perché abbiamo bisogno di loro per imparare da loro e per lasciarsi interpellare dalle loro esigenze. I poveri li avrete sempre con voi… ma vanno riconosciuti, amati, accolti. Non delegati alla Caritas. I poveri devono tornare ad avere parola, spazio, non solo aiuti nelle nostre comunità!

Quando, con l’affermarsi della cristianità dopo il regno di Costantino, si cominciò a organizzare la carità, creando associazioni e luoghi in cui ospitare le persone senza casa, San Giovanni Crisostomo, un grande padre della Chiesa, per il quale i poveri erano veramente sacramento di Cristo, gridò in una sua omelia: «Non create queste “case per gli stranieri”! Infatti, assegnando l’opera dell’ospitalità a istituzioni particolari, i cristiani perderanno l’abitudine di riservare un letto nella propria casa e di tenere il pane pronto per i poveri: le case dei cristiani cesseranno così di essere case cristiane!». E, in un’altra omelia, diceva: "Se volete onorare il corpo di Cristo, non rifiutatelo quando è nudo. Non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest'altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità".

Per mettere in pratica questi quattro punti ho pensato ad alcune linee orientative che suggerisco a tutti come vescovo per il cammino insieme.

 

Tre sono le piste che propongo e raccomando di prendere particolarmente in considerazione quest’anno:

1. Pregare con il vangelo

La prima ci trovi tutti impegnati a dare del tempo per leggere e meditare il vangelo. La sorgente della fraternità è il vangelo. È alla sua scuola che noi impariamo a credere e a costruire legami fraterni. Giorno per giorno. Nella fedeltà di un amore che si rinnova. Dice spesso Papa Francesco: “Se volete farmi contento, leggete il vangelo”. Ci sono, nelle nostre comunità cristiane, tante persone che, per la loro preparazione e per il compito che svolgono, possono concretizzare il servizio di guida nell’ascolto e nella condivisione del vangelo. I preti, i diaconi, i religiosi e le religiose. Gli insegnanti di religione, gli studenti dell’ISSR, gli educatori delle associazioni e movimenti... centinaia di persone che possono guidare incontri sul vangelo.

A partire dalle famiglie. C’è, in diocesi, un bel pellegrinaggio di preghiera per le famiglie. Le famiglie sono piccole chiese. In molte già si prega. In tutte le famiglie ci sono dei vangeli. Addirittura in tutti i cellulari si possono installare delle app con i vangeli. Ci sono delle news che ogni giorno possono inviarci piccoli brani del vangelo. Perché non dedicare ogni settimana un po' di tempo per la lettura del vangelo, in ogni famiglia?

Il vangelo deve divenire il libro della nostra preghiera ed è fondamentale che tutti torniamo a pregare. Prima di fare, di organizzare, torniamo alla fonte della preghiera. Annalena ci ha ricordato quanto fosse essenziale per la sua azione avere tempo (delle ore!) per la contemplazione! Don Oreste Benzi diceva spesso: “Se non si sta in ginocchio per pregare non si riesce a stare in piedi per servire!”

2. Alimentiamo la fraternità

La seconda pista è conseguenza della prima. Dopo aver ascoltato il vangelo, vorremmo metterlo in pratica a partire dalle relazioni fra di noi nelle comunità cristiane. Costruiamo la comunità cristiana per rendere visibile il vangelo.

Tutto quello che facciamo in parrocchia e in diocesi ha l’unico scopo di costruire la fraternità cristiana, di creare comunione. Anche le strutture e gli organismi di partecipazione sono importanti.

A partire dai prossimi mesi, dopo aver già incontrato i preti e i diaconi, visiterò le unità pastorali. A cosa servono le unità pastorali, se non a stringere legami di fraternità nelle e fra le comunità cristiane? Imparando dalle famiglie. Sono le famiglie la prima casa e scuola di fraternità. Una fraternità sempre nuova e rinnovata, che mette al centro la presenza del Signore Gesù e del suo Vangelo.

3. Dare spazio e parola ai giovani

Infine, una attenzione particolare riguarda i più giovani.

Vogliamo trovare delle occasioni per ascoltare i giovani. Si sta concludendo il sinodo su I GIOVANI LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE.

È emerso in questi giorni uno slogan, al sinodo: FARE DELLA PARROCCHIA LA CASA DEI GIOVANI….

Vogliamo anche noi non solo parlare dei giovani, ma anche ascoltare i giovani. La nostra diocesi, le nostre parrocchie, saranno particolarmente attente alle conclusioni del sinodo, ma, soprattutto, cercheranno di aprire un luogo di dialogo e di ascolto vero. Ma attenzione: non possiamo ascoltarli solo, dobbiamo fare con loro e per fare con loro la chiesa del futuro dobbiamo avere il coraggio di cambiare sul serio noi e metterci in discussione…

Cari fratelli e sorelle, non abbiamo altro compito se non quello di leggere il vangelo, da soli e insieme. Di fare discernimento per viverlo in relazioni fraterne.

Il mondo ha sete di vangelo, ha sete di relazioni vere, ha sete e bisogno di salvarsi da una deriva fatta di mediocrità e superficialità che non appaga la vita.

Per questo, cari fratelli, ho dato la mia vita, per questo ho accolto l’invito di venire come vostro vescovo a Forlì, per vivere con voi la fraternità cristiana. Dovremo lasciare tante cose che non potremo più fare, e che sono anche importanti. Ma non potremo mai lasciare il Vangelo e la fraternità. L’una si richiama all’altro. Leggere il vangelo e viverlo insieme, concretamente e non solo a parole. Celebrarlo e annunciarlo. Solo questo ci è richiesto di continuare a fare, e a fare sempre meglio. Di tutto ciò ne parleremo durante i lunedì di Coriano, poi sarà l’ora di decidere….

Il fondamento del nostro esistere (esattamente come lo è stato dei cristiani fin dall’inizio: “erano un cuor solo e un’anima sola”) è ciò che dà senso e motivazione a tutto quello che facciamo.

Rifletteremo e leggeremo tutta la nostra vita personale e comunitaria alla luce del vangelo della fraternità.

Terremo ciò che è buono e lasceremo ciò che ci allontana o non serve per vivere la fraternità cristiana. Soprattutto miglioreremo alla luce della Parola di Dio ciò che è o appare opaco, oscuro, tiepido, lontano da quello che vuole oggi il nostro Signore. A costo di scontentare qualcuno. E di dare scandalo.

Ci sono due scandali nella vita della Chiesa. Lo scandalo buono è la croce di Cristo. Il Figlio di Dio che, per amore, non si è tirato indietro neanche davanti alla croce. Scandalo buono: magari dessimo questo scandalo!

E lo scandalo cattivo, quando mettiamo in croce gli altri, con le nostre violenze verbali (o, Dio ce ne scampi, fisiche, morali e di potere), i più piccoli in particolare e i poveri. O, se non li mettiamo in croce, li abbandoniamo alla loro croce, con la nostra indifferenza, pensando ai nostri interessi o facendo prevalere sulle nostre scelte l’opinione della gente. Chissà che cosa dirà la gente se dò spazio nella mia vita, nella mia casa, nel mio tempo…

Concludiamo con Annalena. Diceva:

“Questo dell’UT UNUM SINT è stata ed è l’agonia amorosa della mia vita, lo struggimento del mio essere. È una vita che combatto e mi struggo, che combatto, io povera cosa, per essere buona, veritiera, non violenta nei pensieri, nella parola, nell’azione. Ed è una vita che combatto perché gli uomini siano una cosa sola”.

Sì, la fraternità è il sogno di Dio, ma occorre ‘combattere’ contro l’antifraternità che ci abita, esige conversione, va costruita con impegno ma è una delle cose più belle della vita perché ha a che fare con l’amore e con il Dio di Gesù che è Padre di tutti!

 

Enzo Bianchi fa il pieno a Coriano.
Era stracolma in fatti la chiesa di via Pacchioni per ascoltare il fondatore della Comunità di Bose, nel primo degli appuntamenti proposti per approfondire i contenuti dell’anno pastorale che ha come tema “Chiamati alla fraternità”.
Ha introdotto l’incontro il vescovo mons. Livio Corazza: “Vogliamo dare testimonianza di una comunità fraterna, luminosa e attraente”.
Bianchi ha parlato della fraternità nella Scrittura e nella vita della Chiesa nascente: “La parola fraternità la troviamo nelle prime pagine della Genesi quando Dio chiede a Caino dov’è suo fratello, una domanda che implica una custodia e una fraternità verso l’altro. L’umanità è una catena generazionale in cui uno è a immagine e somiglianza dell'altro e l’uno e l’altro a somiglianza di Dio. La fraternità nasce dall’avere tutti origine dallo stesso Dio creatore”.
Ma subito il male si insinua nella fraternità fino a far sentire l’altro, come nemico oppure rinchiudendolo dentro categorie che noi abbiamo deciso: “Non mi avvicino all’altro perché è povero ma perché è fratello. Gesù ha voluto mostrare la fraternità verso tutti, e nel giudizio universale saremo giudicati su questo (quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli…..). La fraternità è stata fondamentale nella prima comunità tanto da diventare il nome stesso della Chiesa. Viene inventato addirittura un termine nuovo, adelfhotes che non esiste nel greco classico, per indicare la Chiesa-fraternità, casa e scuola di comunione in questo mondo sfilacciato”.
Gli incontri di Coriano continuano lunedì 22 ottobre, alle 20.45: mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro, parlerà di “Un cammino di fraternità per la Diocesi”. Lunedì 29, sempre alle 20.45 si parlerà di “Laboratori di fraternità: nella comunità, negli organismi e nella vita quotidiana”.

 

 

 

 

Gli incontri di Coriano (ore 20.45 chiesa parrocchiale di Coriano)
 
 
 
 
 
Sabato 29 settembre, alle 20, in Cattedrale il vescovo mons. Livio Corazza ha presieduto la celebrazione di apertura dell’anno pastorale 2018-2019 che avrà come tema “Chiamati alla fraternità”. Ogni comunità parrocchiale presente era rappresentata dalla croce astile portata da tre parrocchiani e hanno partecipato anche i giovani che nell'agosto scorso sono andati in pellegrinaggio a Roma per incontrare il Papa.
Alle 21, al termine della celebrazione, in Barcaccia (palco grande - Musei San Domenico) le festa è continuata con il concerto “Geografia musicale” esibizioni a cura della pastorale giovanile diocesana in collaborazione con Agesci, Azione Cattolica, Unitalsi, Centro di aggregazione Mandalà, Istituto Salesiano Orselli, Sala San Luigi, Rete Adolescenza Forlì.
 
L'omelia del Vescovo
Grazie per essere qui!
1.Le croci e la nostra fede
Siete venuti camminando insieme dietro le croci, che rappresentano Cristo crocifisso e le vostre comunità di appartenenza. Camminare insieme dietro a Gesù morto in croce per amor nostro è una professione di fede. Un dono e un impegno.
2. La fraternità cristiana
Abbiamo ascoltato la Parola di Dio che illumina il nostro cammino: “Luce ai miei passi è la tua Parola, Signore”. Negli Atti, abbiamo rivisto la fotografia della prima comunità e di tutte le comunità cristiane: erano un cuor solo e un’anima sola. Una sola famiglia.
3. La fraternità universale
Abbiamo ascoltato il vangelo del buon Samaritano. Il vangelo della fraternità universale.
I verbi della parabola del buon samaritano sono lo stile del cristiano che crede nella fraternità come misura della vita.
Le azioni compiute sono dieci: «…lo vide e n'ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.”»
Dieci verbi, che significano dieci azioni da parte di uno sconosciuto nei confronti di un altro sconosciuto. Il samaritano e il malcapitato non erano presumibilmente amici, non erano connazionali, non professavano la stessa religione. Non sappiamo nemmeno affermare se il destinatario della solidarietà del samaritano avrebbe fatto altrettanto e agito nello stesso modo; sta di fatto che l’unica cosa che intuiamo, anzi sappiamo, è che per il samaritano lui era un fratello.
Nella figura del samaritano è Gesù stesso che mostra il volto di Dio che ha compassione per ciascuno di noi.
Il samaritano siamo noi quando, come lui, mettiamo in fila i dieci verbi nei confronti di chi ha bisogno.
È la compassione… la compassione, cioè soffrire con l’altro, è la cosa che ha più senso nell’ordine del mondo". (Emmanuel Levinas)
Non sappiamo che tipo fosse il malcapitato aggredito dai briganti lungo la strada. Gesù non si sofferma a descriverlo, non ci dice da dove venisse, che mestiere facesse, né come fosse vestito… noi magari possiamo immaginare che costui non fosse neppure uno stinco di santo, forse ci piace anche pensare che non meritasse tante attenzioni. Ma nulla di tutto questo è importante. Per il samaritano, per Gesù – e per chi, al pari di Gesù, non tira dritto come il sacerdote e il levita – nessuna di queste indicazioni conta, è soltanto e semplicemente un fratello.
Cari fratelli e sorelle, se vogliamo creare un mondo diverso e nuovo, dobbiamo raccogliere la sfida che Gesù lancia a ciascuno di noi con le parole finali del dialogo avuto col dottore della legge: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. Gesù ci esorta a diventare come il samaritano, nelle relazioni verso il prossimo! Amorevoli e compassionevoli.
4. Fraternità in Parrocchia
A partire dallo stile delle nostre relazioni in parrocchia. A partire dalle nostre liturgie, talvolta troppo fredde, mute, che non scaldano e non cambiano il nostro cuore.
Le nostre assemblee non possono essere vissute nell’indifferenza. Se siamo freddi quando mangiamo il corpo di Cristo, come potremo portare luce e compassione una volta che usciamo di chiesa? Come potremo invitare altri a venire con noi? Se siamo freddi, come possiamo accorgerci dei poveri?
Il mondo, i poveri, hanno bisogno di persone che cambiano le relazioni, che passano da indifferenti a amichevoli.
5. La fraternità viva.
Come far sì che la fraternità non sia frutto di buoni sentimenti, ma diventi carne e vita di tutti i giorni?
Vi verrà consegnato un poster al termine della celebrazione, con l’immagine antica di un’ultima cena. O forse, dovremmo dire, della prima messa nella storia. Della Prima celebrazione eucaristica. È la comunione con il Signore che entra nella nostra carne la sorgente della fraternità cristiana. Mangiando il pane della comunione, la fraternità non si spegne.
6. Ma c’è un’ultima “effe” che vorrei proporvi, ed è quella della formazione. La formazione ci aiuta a mettere radici profonde alla fede e alla fraternità. Nel mese di ottobre in particolare, ci ritroveremo per conoscere una testimone della fraternità, una che non solo credeva a parole ma viveva la sorellità: Annalena.
E poi, a Coriano, ci ritroveremo a tirare un po’ le somme: cosa vuol dire oggi, qui, per me, e per noi, in famiglia, e in parrocchia, vivere la fraternità cristiana, come ci ha chiesto Gesù nostro fratello maggiore?
7. I giovani e la fraternità
Cari fratelli e sorelle, siamo entrati in chiesa con la nostra bandiera, con il vessillo della croce. Motivo di scandalo e di speranza.
La croce è il simbolo del dono di sé, di chi per amore non si è tirato indietro.
La croce ha accompagnato anche il viaggio di voi, ragazzi che avete camminato fino a Roma. Avete ricevuto una croce da mettere sul petto.
Cari ragazzi, continuate a camminare, non stancatevi di restare in viaggio… e guardatevi sempre intorno, sollevate lo sguardo, siate pronti ad incontrare gli uomini e le donne ferite. Siate capace anche di fermarvi, siate capaci di ascoltare le richieste di aiuto, che siano urlate a gran voce o appena sussurrate… nessuno più di voi ci mette entusiasmo nella strada, che affrontate spesso con il sorriso, con una gioiosa e contagiosa confusione che risuona di canti e chiacchiere; nessuno più di voi capisce il desiderio di sentirsi importanti, il bisogno profondo di essere amati, la bellezza del prendersi cura gli uni degli altri. Nessuno più di voi comprende cosa significhi avere bisogno di amore, amicizia, compassione, sostegno… Siate capaci di un amore che sa compiere gesti semplici, anche se costano, anche se richiedono sacrificio (di tempo, di forze, di risorse); siate capaci di camminare insieme, se possibile, ognuno fiero di far parte di un gruppo di amici, di un movimento o di una associazione cristiana. Ma tutti ugualmente consapevoli di far parte di una sola famiglia. È molto più profondo quello che vi unisce di quello che vi distingue. Non dimentichiamo che facciamo parte di una sola comunità.
Cari fratelli e sorelle, la storia e le circostanze del momento presente esigono da noi la disponibilità al cambiamento. A fare profondi cambiamenti, nella gioia e nella disponibilità.
Nel nome del Signore, mettiamoci in cammino, ripartiamo per un nuovo anno, rispondiamo con fiducia all’appello dello Spirito Santo, ad offrire un luogo di fraternità e di accoglienza, come zattere in mezzo al mare o sorgenti in mezzo al deserto.
Come la famiglia si ritrova a tavola la domenica, riconoscendosi veramente famiglia, così noi cristiani ci stringiamo attorno alla mensa del corpo e sangue di Cristo. Solo lì sappiamo trovare la forza per continuare ad amare, ad essere punto di riferimento per chi cerca un senso profondo alla propria vita.
Concludo con le parole che Papa Francesco ha pronunciato in Lettonia: “In tempi nei quali sembrano ritornare mentalità che ci invitano a diffidare degli altri, che con statistiche ci vogliono dimostrare che staremmo meglio, avremmo più prosperità, ci sarebbe più sicurezza se fossimo soli, Maria e i discepoli di queste terre ci invitano ad accogliere, a scommettere di nuovo sul fratello, sulla fraternità universale” ora e sempre.
Amen.

Galleria immagini:

  • Da sin: Enzo Bianchi, Ugo Mazzetti e mons. Corazza