Dante pass per Forl e ne parl nella Divina Commedia

Durante l'esilio Dante fu ospite di diverse corti e famiglie della Romagna, e fra il 1302 e il 1308 degli Ordelaffi, signori ghibellini di Forlì. In precedenza Dante, in qualità di capitano dell'esercito degli esuli, aveva organizzato insieme a Scarpetta Ordelaffi, un tentativo di rientrare a Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordelaffi), Fulcieri di Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano. Dante tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e, forse, nel 1316.

Il sommo poeta inserisce nella sua opera numerose citazioni di Forlì e del suo territorio, come si legge nel Canto XXVII dell’Inferno, dove si ricorda la resistenza dei forlivesi all’assedio delle milizie francesi inviate nel 1282 da Papa Martino IV per sottomettere la città ghibellina:

“La terra che fé già la lunga prova

e di Franceschi sanguinoso mucchio,

sotto le branche verdi si ritrova…”

Forlì è ricordata ancora nel Canto XVI dell’Inferno dove la cascata dell’Acquacheta viene paragonata a quella del fiume infernale Flagetonte: “

“Come quel fiume c’ha proprio cammino

Prima da Monte Viso ‘nver’ levante,

da la sinistra costa d’Appennino,

che si chiama Acquacheta suso, avante

che si divalli giù nel basso letto,

e a Forlì di quel nome è vacante,

rimbomba la sovra San Benedetto

de l’Alpe per cadere ad una scesa

ove dovea per mille esser recetto;

così, giù d’una ripa discoscesa,

trovammo risonar quell’acqua tinta,

sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa”.

La tradizione vuole che a Portico di Romagna Dante abbia conosciuto Beatrice Portinari mentre Castrocaro, nel Canto XIV del Purgatorio è ricordato tra i Comuni colpevoli di aver concorso all’estinzione dell’ antica e nobile civiltà:

“Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;

e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,

che di figliar tai conti più s’impiglia...”.

Sempre al Canto XIV del Purgatorio si fa menzione di Bertinoro per rievocare l’ideale, ormai spento, del vivere cavalleresco:

“Le donne e ’ cavalier, li affanni e li agi

che ne ’nvogliava amore e cortesia

là dove i cuor son fatti sì malvagi.

O Brettinoro, ché non fuggi via,

poi che gita se n’è la tua famiglia

e molta gente per non esser ria?”

A pochi km da Bertinoro, a Polenta, si trova la Pieve di San Donato, meta classica per gli amanti delle letture dantesche, che vi si tengono ogni anno. Alla chiesa, e al passaggio di Dante in questi luoghi, Giosuè Carducci ha dedicato un’Ode: “Forse qui Dante inginocchiossi?” si legge sulla targa in facciata. In effetti sembra che il “ghibellin fuggiasco”, nel suo peregrinare, sia stato ospite della famiglia dei Da Polenta.



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