Omelia nella Domenica delle Palme 2020

05/04/2020

È un brano del vangelo molto lungo e forse stando a casa qualcuno si è distratto un po’… merita però di essere riletto questo brano, magari (lo affido come compito per casa) si potrebbe cercare di trovare quale dei personaggi del vangelo di oggi ci assomiglia di più, quale tra i tanti protagonisti della Passione che abbiamo incontrato siamo noi.

Ritorno un attimo sul rametto di ulivo, mai come quest’anno ne sentiamo la mancanza. A cosa serve il rametto di ulivo?

A questo proposito voglio ringraziare tutti i ragazzi e i loro catechisti che mi hanno mandato dei disegni bellissimi con i rametti d’ulivo… Mi aspetto ora tanti disegni che rappresentano la Pasqua!

Credo sia un segno di speranza, di fede e di carità.

Innanzitutto di speranza, perché ci ricorda ad esempio quando la colomba tornò con il rametto di ulivo nell’arca di Noè; indicava che non era ancora finito il diluvio, le acque non si erano ritirate del tutto, ma incominciavano a ritirarsi; credo che in questi giorni vediamo qualche piccolo segno di speranza. Non è finita, ma incomincia a diminuire il contagio. Questo rametto di ulivo resterà a segnare la storia della nostra vita, rimarrà nella storia dei nostri cassetti e delle nostre case.

“Rivolgerò più spesso lo sguardo al Crocifisso e con più intenso pensiero”.

È un segno anche di fede. Quando il rametto di ulivo lo mettiamo sui crocifissi, esso ci aiuta a guardare con più attenzione proprio i crocifissi che sono nelle nostre case, ma serve a ricordaci IL CROCIFISSO, ci aiuta ad alzare lo sguardo e a riconoscere nel crocifisso il Figlio di Dio che si è fatto uomo ed è morto per noi IN CROCE. È un grande atto di fede, non è solo il segno di una identità di chi siamo noi cristiani che seguiamo Gesù, il Maestro. È un grande atto di fede. Se ci fossimo stati noi lì, quel giorno in cui è morto Gesù sulla croce, l’avremmo davvero riconosciuto anche noi come Figlio di Dio? Questo rametto di ulivo ci aiuta in questa Settimana Santa a rinnovare la nostra fede nel Dio della vita e dell’amore, anche se come Gesù veniamo messi alla prova: “Ha salvato gli altri… Lui si dice Figlio di Dio… che salvi se stesso!”. Anche a noi qualche volta dicono: “Ma se voi siete cristiani, perché Dio non ci aiuta?”. Domande di fede. Ci ricorda che tanti lo hanno osannato, ma tutti sono scappati. Stare accanto alla croce è la sfida di ogni cristiano. E oggi ancora di più.

È anche un segno di carità: se noi riconosciamo nel crocifisso il Figlio di Dio, non riusciremmo tuttavia ad essere credenti fino in fondo se non crediamo che in quel crocifisso vediamo anche i crocifissi di oggi; l’attenzione verso gli altri è indispensabile per davvero rinnovare la nostra fede nel Signore Dio che si è fatto uomo ed è morto per noi sulla croce.

E soltanto così, se noi riusciremo a vivere questo segno grande d’amore di Dio, questo segno di speranza, di fede, di carità, soltanto così riusciremo a celebrare Pasqua domenica prossima e nella nostra vita. Abbiamo bisogno più che mai di segni di speranza, di fiducia e di carità.

È una Settimana Santa tutta diversa dalle altre Settimane Sante, ma forse ancora di più aumenta in noi il desiderio di una presenza di amore di Dio che ci sostenga, ci consoli, ci incoraggi e ci converta, perché sappiamo vivere noi oggi quel segno di speranza, di fiducia e di carità che Lui ci ha insegnato per primo.